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FMC #01

04.2025

Manifesto davanti al MoMA - NYC raffigurante una bocca aperta con apparecchio odontoiatrico e frase "close your eyes and pretehend I'm the MoMa Lisa"
FMC // maggio-giugno 2025 – I nostri prossimi eventi

05.05 / GLEAM – workshop #2 al MART (Rovereto)
Una giornata di co-design e testing aperta agli studenti, insieme ad un gruppo di utenti non vedenti – ipovedenti, in collaborazione con il MART, Oriente Occidente e la Cooperativa Abilnova, tra arte da esplorare tattilmente e (video)games

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

https://www.mart.tn.it

21-23.05 / GLEAM – workshop #2 alla SightCity Frankfurt (DE)
Tre giorni di alpha testing del nuovo (video)gioco, aperto al pubblico,  insieme a NEEEU GmbH e con la presenza di utenti non vedenti o ipovedenti.
https://sightcity.net/en/home 

24.05 / Il corso in Mitologia Moderna ad HTW-Berlin (DE)
La FMC inizia la seconda edizione del corso in Mitologia Moderna a Berlino, con un focus dedicato ai musei, nuovi incubatori di modelli di business e nuove professioni di valore internazionale.

29.05 / From Antiquity to Contemporary a Tampere (FI)
Dopo il successo della mostra THE MYTH OF SUPERHEROES presso il Comicon Museum a San Diego, la FMC inaugura il nuovo capitolo al Vapriikki Museum
https://www.vapriikki.fi/en/exhibition/superheroes-from-antiquity-to-contemporary/ 

31.05 / YUNKA Festival (Monterenzio – BO)
FMC presenta la sua ricerca sui biomateriali e la stretta connessione con la natura. Piante, animali, batteri, sono loro i supereroi che regolano la nostra vita.
https://yunkafestival.it 

07.06 / Dua Lipa agli I-Days, Milano 
All’Ippodromo SNAI La Maura per il concerto della diva Pop, amata dai più grandi designer di moda e protagonista indiscussa della scena musicale post-pandemic.
https://www.idays.it/artista/65/dua-lipa

11-14.06 / NOVA ROCK (Pannonia Fields,  Nickelsdorf – AT)
Quattro giorni a contatto con i miti del mondo della musica – Slipknot, Korn, Linkin Park ed Electric Callboy in uno dei più grandi eventi rock d’Europa, FMC insieme alle communities.
https://www.novarock.at/en 

16.06 / FASHION HERITAGE ACADEMY * Open Day * (Torino)
Dalle 17.30 presso il Centro Piero della Francesca, insieme ai coordinatori e ai docenti della nuova Accademia, la FMC ti aspetta per farti scoprire le professioni del presente e del futuro
Registrati per partecipare qui

17.06 / GLEAM – workshop #2 al Museo Nazionale del Cinema (Torino)Una giornata di co-design e testing insieme ad un gruppo di utenti non vedenti ipovedenti, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, Tactile Vision, UIC, tra cinema da esplorare attraverso il suono e (video)games
https://www.museocinema.it/

Lavorare nel mercato della Moda. Il collegamento con le imprese del territorio piemontese

Con l’avvento del prêt-à-porter, intorno agli anni Sessanta del ‘900, le maestranze sartoriali torinesi e piemontesi in genere avviavano un’opera di conversione su piano industriale, passando dalla confezione su misura alla produzione in serie. In questo panorama particolarmente felice per il settore, il Piemonte confermava in quel momento la sua eccellenza nel tessile con una mappa estesa che toccava i lanifici biellesi, i cotonifici chieresi (dai quali proviene una particolare tela grezza esportata negli Stati Uniti con il nome di “jeans”) e l’albese, con la nascita dell’azienda Miroglio. La creazione di Facis, azienda dedicata all’abbigliamento maschile in serie, successivamente ampliata nel colosso Gruppo Finanziario Tessile (GFT) portava il Piemonte ai vertici manifatturieri della moda italiana.

Nel periodo di massima espansione di GFT, tra gli anni Ottanta e Novanta, l’azienda produceva alcuni dei più importanti brand del panorama del fashion design italiano e francese, tra cui Giorgio Armani, Valentino, Emanuel Ungaro, Claude Montana. Il fallimento di GFT alla fine degli anni Novanta decretava, tuttavia, il collasso di tutto l’indotto produttivo piemontese, che contava centinaia di maestranze sartoriali satelliti del Gruppo, sparse su tutto il territorio. 

Nonostante il graduale declino del settore il DNA manifatturiero di alta gamma di Torino e del Piemonte è sopravvissuto nel tempo e gran parte del know-how non è andato totalmente perduto. Ne sono conferma i poli produttivi del Gruppo Kering (Gucci, Saint-Laurent, McQueen) e dei brand Valentino e Versace, recentemente stanziatisi nella regione e in continua espansione. Tutte queste aziende sono alla ricerca di un patrimonio intangibile che lontano dal design – ormai totalmente stanziato a Milano – è identificato nelle figure di sarta/o, modellista e altri operatori tessili provenienti da scuole di alta formazione.
La possibilità aperta dalla Fashion Heritage Academy di esplorare anche la moda nel mondo digitale e tecnologico, mette le basi per una collaborazione interessante con il Competence Center di Torino e la rete dei FabLab.

Impatto atteso, i profili che formiamo

La Fondazione M-Cube mira a rispondere alla richiesta di un mercato sempre più globale, ma al contempo sempre più impoverito delle competenze e delle maestranze umane. Nell’epoca in cui l’AI e la robotica stanno conquistando spazi importanti non solo nella produzione ma anche nei processi creativi, diventa fondamentale allenare menti e mani affinché l’arte e l’ispirazione di cui siamo capaci, non vada perduta.

La Fashion Heritage Academy consentirà di stabilire partnership importanti con le aziende già operative nel settore della moda, ma anche di dialogare con brand internazionali e soprattutto di ripensare al “mestiere della moda”, guardandolo da nuove prospettive, scoprendo nuovi materiali, logiche e approcci. L’insegnamento della lingua inglese e della conoscenza “dei corpi” mira ad aprire nuovi ponti professionali, capaci di attraversare le culture (Oriente e Occidente), le età, le estetiche o quello che è percepito come disabilità.

La Fashion Heritage Academy consentirà di effettuare tirocini presso le aziende, grazie alle partnership siglate con l’obiettivo di supportare la risposta a necessità reali del mercato e la formazione di profili professionali coerenti. Al contempo, il rapporto con le aziende, consentirà di trasferire a queste la conoscenza e l’innovazione sviluppate a livello sperimentale nella Fashion Heritage Academy – vera e propria sandbox – insieme agli studenti e ai professionisti.

Lo sguardo sul futuro è reso particolarmente solido attraverso il corso in Digital Fashion: con poche unità di alto livello già attive su questo tema nel mondo, l’Academy porterà a Torino competenze e maestranze internazionali e con loro input fondamentali per stimolare innovazione e primato anche  nel territorio piemontese. La moda legata alla tecnologia e ai mondi digitali, apre un ulteriore fronte di collaborazione con le aziende che operano oggi nel mondo delle piattaforme, dei videogiochi, delle sfilate online e dei metaversi, spesso alla ricerca di competenze ancora tutte da costruire.
Infine, la Fashion Heritage Academy offrirà ai professionisti del settore già formati, la possibilità di accedere a moduli specialistici, funzionali a potenziarne le competenze o a pensare una ridefinizione della propria operatività nelle nuove filiere di questo settore.

La moda attraverso il grande schermo. Funny Face (a cura di Elena Maria Casella)

Parte oggi la nuova rubrica Cinema/TV: uno sguardo al mondo della moda attraverso gli schermi. In questo nuovo appuntamento mensile esploreremo insieme l’intersezione tra moda e media, analizzando film e serie TV che hanno segnato (e continuano a segnare) il nostro modo di vedere il mondo. Vedremo come le immagini in movimento raccontano e costruiscono la nostra cultura visiva, lasciando un segno nel nostro immaginario collettivo. Iniziamo questo viaggio con un classico senza tempo che ha ridefinito l’eleganza e ha trasformato Parigi in una passerella: Funny Face (1957) di Stanley Donen.

Nell’era di Instagram e TikTok, dove le tendenze nascono e muoiono nel giro di un post, alcuni stili resistono al tempo. Pensiamo al look total black, al cappotto oversize o al fascino intramontabile della Parigi chic: tutti elementi che il film Funny Face ha contribuito a rendere iconici. Ma perché un film di oltre 60 anni fa continua a ispirare stilisti, fotografi e influencer? La risposta sta nell’incontro perfetto tra cinema, moda e arte.

Funny Face è molto più di una commedia musicale: è un manifesto di eleganza senza tempo. Il film segna una delle collaborazioni più celebri tra cinema e haute couture, grazie all’incontro tra Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy. Il designer francese, già artefice dello stile raffinato dell’attrice in Sabrina (1954), firma in questa occasione alcuni dei look più iconici della storia del cinema, dal cocktail dress al sontuoso abito rosso sfoggiato al Louvre.

Ma la magia del film non si ferma agli abiti di Givenchy e ai costumi della grande Edith Head: Funny Face è un omaggio al leggendario fotografo Richard Avedon, artefice del salto di qualità nella fotografia di moda che da statica divenne un racconto dinamico, portando le modelle fuori dagli studi e ambientando gli scatti in contesti urbani. Un approccio simile è evidente nel film: la moda non è solo esibita, ma “vive” nei luoghi più emblematici di Parigi. Non a caso, è proprio Richard Avedon a curare le immagini promozionali del film, consolidando il legame tra cinema, moda e fotografia. 

In Funny Face la moda diventa parte integrante della narrazione. L’intera trama ruota attorno all’industria della moda e Parigi diventa lo sfondo ideale di una trasformazione interiore e non solo. La protagonista, Jo Stockton (interpretata da Audrey Hepburn), appare inizialmente con un look semplice – pantaloni a sigaretta, dolcevita nero e ballerine – ma viene presto risucchiata nel glamour dell’haute couture. La moda diventa il linguaggio attraverso cui Jo esprime una nuova consapevolezza di sé e del mondo in cui sta vivendo. Ogni scena è studiata per valorizzare il potere comunicativo degli abiti. Dai set fotografici iper-stilizzati alle sfilate improvvisate nei luoghi chiave di Parigi. Il film celebra la moda come arte, sogno e status symbol

Dal punto di vista tecnico, Stanley Donen sfrutta il Technicolor per esaltare i tessuti, i colori e i volumi, trasformando Funny Face in un vero e proprio magazine di moda in movimento. Emblematica è la famosissima sequenza “Think Pink” (visualizzabile al link Funny Face “Think Pink”) che celebra il colore come simbolo di energia, modernità e seduzione.

La sequenza porta inoltre con sé una riflessione più profonda sul mondo della moda e sul problema della creazione e diffusione del trend: la scena vede la direttrice della rivista di moda (interpretata da Kay Thompson) lamentarsi della bassa qualità del prossimo numero. E’ lei che rappresenta l’ideatrice e la promotrice di un nuovo stile e a stabilire come la donna americana (la donna moderna) dovrebbe vestirsi per essere considerata elegante, alla moda e al passo con i tempi. La creazione di un trend implica un potere di persuasione che va oltre l’abbigliamento: è una vera e propria costruzione di un’identità. 

In questa prospettiva, il magazine è il mezzo attraverso cui  il trend (il colore rosa in questo caso) viene imposto da un’élite e, successivamente, viene adottato e riprodotto dalle masse. La moda, quindi, non è più solo un atto di espressione individuale, ma diventa un processo di produzione sociale, un gioco di potere in cui la direzione artistica e l’influenza culturale definiscono cosa sia “moderno”, ‘’cool’’ e “di tendenza”. In un’epoca in cui le tendenze nascono e si esauriscono rapidamente sui social media, dove i contenuti che ci appaiono su Instagram e TikTok dettano le mode e le consumano in tempo record, Funny Face ci invita a riflettere su come, sebbene i trend possano cambiare e i media evolversi, il meccanismo di produzione e distribuzione della moda come linguaggio rimane sorprendentemente simile. 

Il film continua a ricordarci che dietro ogni tendenza c’è una visione, un’idea e un atto di creazione che può attraversare decenni e resistere al tempo, questo grazie anche all’aiuto del cinema, uno spazio privilegiato dove la moda può affermarsi come arte, come cultura e linguaggio capace di sedimentare desideri e visioni. E proprio perché lavora con l’immagine in movimento, il cinema riesce a dare alla moda non solo una forma, ma anche un’anima, qualcosa che le tendenze fugaci, per quanto virali, difficilmente riescono a costruire.

FMC // aprile 2025 – Risultati e progetti in corso

GLEAM
Finanziato tra i migliori 20 progetti dal programma Horizon Europe nell’ambito dello sviluppo della piattaforma XR4ED, GLEAM – Game to Learn and Enable Accessibility through Modern Mythology, è in corso di sviluppo.
Il progetto vede NEEEU GmbH, azienda tecnologica berlinese come capofila e la Fondazione M-Cube come partner, vede il MART (Rovereto) e il Museo Nazionale del Cinema (Torino) come sedi italiane per i workshop di co-design con persone non vedenti e ipovedenti.  Obiettivo primario di GLEAM è quello di sviluppare un (video)gioco inclusivo collegato ai mondi della Mitologia Moderna, agli ambiti museali e della formazione, che riunisca persone con disabilità visiva e persone normodotate intorno a una sfida comune, creando così un ponte tra queste due sfere ed integrando tecnologie quali l’audio spaziale, l’audio aumento e gli stimoli tattili.

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

SEE THE INVISIBLE
Il progetto See the Invisible si concentra sull’interazione tra realtà e mito nelle città come Londra, Parigi, Roma, Tokyo, New York, o Venezia, il cui fascino e iconicità trascendono il tempo, rendendole delle “Città Eterne”. La ricerca, condotta da Chiara Masiero Sgrinzatto nell’ambito del programma transatlantico NGI Transatlantic Enrichers per la Fondazione M-Cube e in collaborazione con il New York Institute of Technology porterà allo sviluppo del prototipo basato sulla città di New York City.
Il progetto combina panorami disegnati a mano a 360° e algoritmi di AI generativa immersiva per esplorare l’interazione tra umani e macchine e affrontare, comprendere e rappresentare soggetti complessi nello spazio e nella loro evoluzione nel tempo. 

THE MYTH OF SUPERHEROES
La mostra “The Myth of Superheroes”, curata da Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti, racconta la storia di una serie di personaggi sovrumani: come la loro comparsa sia stata influenzata dai racconti, dalle poesie e dall’estetica delle culture antiche, che, combinati con le storie moderne, hanno dato origine ai supereroi che conosciamo oggi. Il fumetto di Superman, pubblicato per la prima volta nel 1938, è stato l’impulso iniziale per l’ascesa di questi nuovi eroi. Negli ultimi cento anni, comic artist e scrittori hanno creato mondi sempre più incredibili, partendo da un media originariamente pensato per l’intrattenimento dei bambini, poi evolutosi in un mezzo di espressione originale e una forma d’arte contemporanea.
Partita nel settembre 2024 al Comic-Con Museum di San Diego (U.S.A.), “The Myth of Superheroes” si sposta a maggio al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, per poi proseguire il suo viaggio intorno al mondo in altri musei in fase di definizione.

SUPERHEROES
Ha un taglio più pop e ludico rispetto a “The Myth of Superheroes”, la mostra semplicemente intitolata “Superheroes”, curata da Alain Bieber al NRW Forum di Düsseldorf (Germania), con prestiti dalla collezione di Fabrizio Modina. Gli allestimenti in Technicolor supersaturi imprimono all’esposizione una precisa impronta estetica mutuata dal linguaggio grafico dei comics e la narrazione del percorso è improntata soprattutto sull’impatto della figura del supereroe nel tempo presente. Dalla condivisione di valori universali a quelli LGBTQ+, i semidei moderni (e le loro nemesi) diventano lo specchio in cui si riflettono i grandi temi sociali, resi accessibili grazie alla semplificazione dell’interazione con il lettore. La mostra, che ha riscontrato un enorme successo di pubblico, tanto da essere prorogata già nei primi mesi di apertura, si concluderà a maggio, per poi spostarsi in altri musei tedeschi.

RICERCA
Presentata per la pubblicazione il paper We’ll Meet Again. A research between heterotopias and immersive panoramas in the videogame sector.
La ricerca ha permesso di indagare come il mondo dei videogiochi si relazioni a tematiche complesse come il suicidio giovanile e quali strumenti utilizzi per generare coinvolgimento e aprire una discussione con il pubblico più giovane o con le fasce fragili della popolazione.
Lo studio ha considerato come caso pilota il videogioco We’ll Meet Again, sviluppato da Tiny Bull Studios, e si è concentrato su due principali dimensioni progettuali: l’esplorazione urbana (UrbEx) e l’uso di panorami a 360 gradi disegnati a mano. Il lavoro, di natura multidisciplinare, ha permesso di approfondire aspetti legati alla psicogeografia, alla sociologia e alla geometria, che spesso, senza essere percepiti in modo consapevole, influenzano il nostro punto di vista, la percezione dello spazio in cui viviamo e il nostro stesso modo di pensare.

NUOVI PROGETTI
Candidati in risposta alle call dei Programmi Horizon e Creative Europe quattro  nuove proposte progettuali:

<EI>Museums<AI> Understanding Emotions in Phygital Environments. Setting up through Emotional Intelligence & Artificial Intelligence. Implementing New Tools for the Museum Sector

Capofila Politecnico di Milano

<EI>Art<AI> Understanding Emotions in Phygital Environments. Performing by Emotional Intelligence & Artificial Intelligence. Implementing Tools for the Audiovisual Sectors
Capofila Politecnico di Milano

EUROPEAN ARTIST BANK
Capofila SINUS (DE)

ENCOMPASS Expanding Networks across Cities and Organisations around Music to Promote Alternative Sustainable Systems
Capofila Turismo Vivencial (ES)