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Modern Mythology & Cinema

Modern Mythology & Cinema é la nuova rubrica mensile della Fondazione M-Cube, a cura di Elena Maria Casella, uno sguardo al mondo della moda attraverso gli schermi. Esploreremo insieme l’intersezione tra moda e media, analizzando film e serie TV che hanno segnato (e continuano a segnare) il nostro modo di vedere il mondo. Vedremo come le immagini in movimento raccontano e costruiscono la nostra cultura visiva, lasciando un segno nel nostro immaginario collettivo.

#10.25


The Addams Family (1991)
di Barry Sonnenfeld
trailer – The Addams Family

Tra ragnatele, vecchi candelabri e una mano domestica che si aggira tra le stanze, la famiglia Addams ci accoglie
con il suo fascino intramontabile. In un mondo ancora ostile alla diversità, loro ne hanno fatto il loro marchio identitario: eleganti,
eccentrici e fieramente fuori norma, gli Addams hanno trasformato il gotico in stile e il macabro in una forma di eterna raffinatezza.

The Addams Family nasce nel 1938 dal disegnatore Charles Addams che sulle pagine del New Yorker
dà vita a una serie di vignette dal tono ironico.

Nel 1964, i personaggi prendono voce grazie alla serie televisiva trasmessa nel canale ABC. Il sarcasmo sofisticato delle vignette diventa un linguaggio inconfondibile dove il dark incontra la commedia. Morticia, con la sua silhouette fluida e gli abiti a sirena, diventa immediatamente un’icona di stile; Gomez, con l’abito a doppiopetto gessato e il sigaro tra le dita, rappresenta una nuova forma di mascolinità eccentrica e cavalleresca.

Ma è con i film di Barry Sonnenfeld, negli anni Novanta, che la famiglia raggiunge il suo massimo splendore cinematografico.
E con la serie Wednesday di Tim Burton (Netflix, 2022), questa estetica torna prepotentemente al centro della cultura pop.
La giovane Jenna Ortega da nuova vita al personaggio diventando un ‘’manifesto estetico’’.

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#09.25


American Gigolò (1980)
di Paul Schrader
trailer – American Gigolò

La notizia della scomparsa di Giorgio Armani ha segnato la fine di un’epoca non solo per la moda,
ma per quell’immaginario condiviso in cui il suo stile ha saputo trasformarsi in linguaggio universale.

Tra le tante immagini che ci restano, ce n’è una che appartiene più al cinema che alle passerelle: 
Richard Gere che apre l’armadio in American Gigolò (1980),
scorrendo con cura giacche e camicie firmate Armani.

In questa scena semplice e magnetica prende forma un mito
la nascita dell’uomo Armani, un’icona di eleganza disinvolta, sofisticata e sensuale.

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#08.25


Triangle of Sadness (2022)
di Ruben Östlund
trailer – Triangle of Sadness

Triangle of Sadness, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2022
é un viaggio che inizia tra casting di moda, passerelle stilose, sorrisi instagrammabili e cene sfarzose
e che, a partire dalla sala lussuosa di uno yacht, si trasforma presto in una deriva grottesca e nauseante.
Il naufragio, condurrà i protagonisti su un’isola deserta in cui ogni gerarchia sociale verrà ribaltata
mettendo in mostra tutte le fragilità del sistema capitalistico odierno e dei suoi miti contemporanei. 

Il titolo del film è una dichiarazione di intenti.
Il ‘’triangolo della tristezza’’ indica quella piccola ruga d’espressione che si forma tra le sopracciglia e che,
come ci ricorda la chirurgia estetica…
può essere facilmente eliminata con una iniezione di botox.

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#07.25


Belle de jour (1967)
di Luis Buñuel
trailer – Belle de jour

Belle de jour (1967) é frutto della collaborazione iconica tra il regista Luis Buñuel,
l’attrice Catherine Deneuve e lo stilista Yves Saint Laurent.

Nel cinema surrealista di Luis Buñuel il desiderio è sempre un enigma e in Belle de jour
questo mistero passa proprio attraverso gli abiti.
Il film non è solo un racconto di fantasie represse ma una critica all’ipocrisia borghese.
E in questo scenario, la moda è ancora una volta un dispositivo narrativo e
Yves Saint Laurent, che cura i costumi della protagonista, ne è il suo architetto silenzioso.

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#06.25


Buffalo ’66 (1988)
di Vincent Gallo
trailer – Buffalo ’66

Buffalo ‘66 (1998) é un cult intramontabile del cinema indipendente americano:  scritto, diretto e interpretato da Vincent Gallo,
figura iconica e controversa che con questo esordio ha scolpito un nuovo archetipo del ‘’disadattato’’ contemporaneo.
Tra bowling deserti, tavole calde e motel sbiaditi, Buffalo ‘66 racconta la storia tragicomica di due solitudini che si sfiorano e si trovano,
restituendoci un’estetica che ha fatto scuola anche nel mondo della moda.

Indimenticabile la scena nella cabina fotografica in cui Layla e Billy posano per una serie di scatti istantanei.
È anche grazie a questa scena che la moda della polaroid e del vintage
oggi celebrata da brand come Marc Jacobs e  Miu Miu – trova un’origine autentica.

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#05.25


Queer (2025)
di Luca Guadagnino
trailer – Queer

Apparentemente una storia d’amore non corrisposto tra due anime sole, in realtà Queer è molto di più.
Come afferma Guadagnino stesso…
”è la storia di un’impossibilità nella possibilità”,
di un profondo desiderio di connessione e tenerezza e della repressione di questo stesso desiderio per la paura di riconoscersi
in qualcosa di ignoto e, pertanto, spaventoso.

ConQueer ci catapultiamo in una Città del Messico trasandata, un territorio torbido
dove l’abito diventa il campo di battaglia di identità instabili e desideri inconfessabili.
Queer ci porta a riflettere su come, ancora una volta, il cinema utilizzi la moda non solo come ornamento per restituire
un immaginario ma come vero e proprio linguaggio per raccontare il disfacimento interiore, l’ambiguità, il non detto.

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#04.25


Funny Face (1957)
di Stanley Donen
trailer – Funny Face

Funny Face è molto più di una commedia musicale: è un manifesto di eleganza senza tempo.
Il film segna una delle collaborazioni più celebri tra cinema e haute couture,
grazie all’incontro tra Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy.
Il designer francese, già artefice dello stile raffinato dell’attrice in Sabrina (1954),
firma in questa occasione alcuni dei look più iconici della storia del cinema,
dal cocktail dress al sontuoso abito rosso sfoggiato al Louvre.

Nell’era di Instagram e TikTok, dove le tendenze nascono e muoiono nel giro di un post, alcuni stili resistono al tempo.
Pensiamo al look total black, al cappotto oversize o al fascino intramontabile della Parigi chic:
tutti elementi che il film Funny Face ha contribuito a rendere iconici.
Ma perché un film di oltre 60 anni fa continua a ispirare stilisti, fotografi e influencer?
La risposta sta nell’incontro perfetto tra cinema, moda e arte.

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