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MM newsletter

Ogni mese pubblichiamo la nostra newsletter, presentandoti gli eventi del mese a seguire, un articolo su un argomento hot della Mitologia Moderna, la recensione di un film attraverso lo sguardo della moda, i nostri format, proposte e rassegne. Ti aggiorniamo sulla nostra ricerca e innovazione e sugli appassionanti progetti in corso.

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La collezione delle newsletter inviate

FMC #06

09.2025

FMC // ottobre e novembre 2025. I nostri prossimi eventi

09.10 / Inizia il secondo modulo sulla Mitologia Moderna a UNITO
Il Laboratorio di “Modern Mythology & Communication Design” è pensato per formare esperti nelle pratiche della comunicazione e delle narrazioni per le Imprese Creativo Culturali. Saranno queste le “voci” del cambiamento, capaci di tradurre le tendenze e i dati emergenti in comunicazione culturale innovativa, pensata per risuonare per le diverse generazioni esistenti e con maggiore consapevolezza della continua evoluzione degli assi portanti del nostro mondo.

14.10 / Il nostro STATUS QUⒺST al DemoDay bootcamp di XR4ED
Dopo il workshop a Rovereto e a Torino e le preziose indicazioni raccolte dagli utenti vedenti e non vedenti, siamo ora pronti per la presentazione ed il lancio del prototipo del gioco STATUS QUⒺST. A breve, maggiori info per scaricarlo e provarlo!

21.10 / THE MYTH OF SUPERHEROES
Si sdoppia presso l’Archäologisches Museum di Amburgo, la grande mostra sulle radici mitologiche greco-romane dei Supereroi contemporanei, curata da Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Dopo l’anteprima a San Diego (USA), la mostra madre è attualmente al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia e sarà aperta fino al 18 gennaio 2026.

L’edizione speciale pensata per la Germania, propone un continuo alternarsi di analisi tra passato e presente, esplorando le diverse tipologie di archetipi di supereroe presenti nei miti e nelle leggende antiche.

2.11 / Scopriamo i miti di… The Lifetimes Tour
Un appuntamento imperdibile di musica e cultura pop imperdibile per FMC. La superstar americana Katy Perry arriva all’Unipol Arena di Bologna per l’unica data italiana del suo tour mondiale. Con un totale di 115 miliardi di stream e vendite globali di oltre 70 milioni di album e 143 milioni di singoli, Katy Perry è una delle artiste più amate di tutti i tempi

13.11 / Scopriamo i miti di… The Mayhem Ball
Il concerto-evento dell’anno: Lady Gaga torna alla musica dopo gli interludi cinematografici con uno spettacolo mastodontico sospeso tra barocco decadente e neogotico dark. FMC sarà nel Golden Circle dell’LDLC Arena di Lyon (FR) per un reportage live

19-21.11 / Siamo a Cordoba, in Argentina con SiGradi 2025
Meta-Responsive Approaches in Architecture, Art, Design, and Sciences

SiGraDi 2025 ci porta dentro al “responsive design” per creare soluzioni adattive e flessibili in architettura – cosi come nello sviluppo dei progetti culturali – in grado di adeguarsi e rispondere efficacemente a necessità umane e dell’ecosistema in continua evoluzione. Presentiamo qui la nostra ricerca See the Invisible: Using Generative AI to Represent Mythical Layers in Immersive Panoramas, while understanding more about “Eternal cities”.

24.11 / Si parte per la Nuova Zelanda!
GDI 2025 Green + Digital + Intelligent Built Environments

GDI 2025 ci permetterà di esplorare le ricerche all’avanguardia e le pratiche trasformative che stanno plasmando il futuro dell’ambiente costruito, spaziando tra edilizia sostenibile, sistemi strutturali avanzati, città intelligenti e trasformazione digitale. Con la Fondazione M-Cube presenteremo il paper See the Invisible.How generative-AI can support panoramas artists to represent spaces in a deeper way, while understanding more about “Eternal cities”, terremo un workshop professionale sugli ambienti panoramici phygital e allestiremo al nuova demo della mostra See the Invisible.

Dietro le quinte, la Sartoria trova una casa speciale

di Emanuela Zilio

Oggi vi porto a Berlino, dentro il cuore pulsante della Volksbühne. Qui, lontano dai riflettori, 47 artigiani e artigiane lavorano instancabilmente per dare vita alle scenografie e ai costumi che il pubblico ammira in scena.

Foto: @Makar Artemev

Il 25 settembre il teatro ha inaugurato la nuova stagione con Peer Gynt. Mentre la maggior parte del personale si godeva la pausa estiva, i laboratori hanno riaperto in anticipo a metà agosto: c’era ancora molto da fare per completare la Bühne e i Kostüme su cui si lavorava già dalla primavera.

Ogni scenografia prende forma partendo da un modello digitale, disegnato al computer negli uffici del laboratorio. Quando arriva l’approvazione del team registico, il progetto diventa materia: legno, metallo, pittura e decorazioni prendono corpo grazie alle mani esperte della Werkstatt, guidata da Stefan Möllers. Nei magazzini di Pankow i reparti di falegnameria, metallurgia e decorazione trasformano la visione in realtà tridimensionale, mentre al quarto piano della Volksbühne i maestri sarti traducono in tessuto le idee dei costumisti.

Foto: @Makar Artemev

I laboratori di sartoria sono due: uno per i costumi femminili, l’altro per quelli maschili. Qui il lavoro è sempre una corsa contro il tempo: a differenza dell’opera, dove i programmi sono stabiliti a inizio stagione, il teatro di prosa lascia spazio a continue modifiche fino all’ultimo. In media ci sono sei settimane per trasformare i bozzetti in abiti pronti per il palcoscenico. Eppure, nonostante la frenesia, l’atmosfera è serena e collaborativa. Lo scorso agosto, per esempio, erano già all’opera sui costumi di Goodbye, Berlin di Constanza Macras, attesa per ottobre.

Pur disponendo di un guardaroba storico ricchissimo – curato da Ulrike Köhler con l’assistente Jasmina Knitter – l’80% dei costumi viene comunque creato da zero per ogni nuova produzione. «Se il lavoro fosse esternalizzato», spiega Köhler, «probabilmente sarebbe l’inverso: 80% acquistati, 10% nuovi e 10% recuperati dalle riserve».

E il lavoro non finisce qui. C’è l’Ankleide, il reparto dove ogni sera gli abiti vengono ripuliti da sudore, sangue (vero e finto), vomito, feci, schiuma e tutto ciò che la scena teatrale richiede. Non è certo il compito più glamour, ma è indispensabile perché lo spettacolo continui. Come ricorda Mina Fichte, Gewandmeisterin del guardaroba femminile: «Molte persone sono coinvolte. Molte sono fondamentali per il sistema. E nessuna può esistere senza l’altra».

La moda, professione in evoluzione

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Il saper fare artigianale

La modellista e stilista Claudine Vincent ci racconta delle professioni “invisibili” che si trovano dietro ad ogni capo e accessorio di moda.
Come mai il lavoro tecnico non è valorizzato tanto quanto quello creativo?
La moda è lavoro artigianale collettivo che evolve nei suoi obiettivi, è per questo ci siamo trovati a parlare di sostenibilità e upcycling.

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300 ore di specializzazione per i professionisti

Contatti & Info

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Segreteria +39 392.6328942 // Da lun a ven – 14.00-16.00

La moda attraverso il grande schermo: American Gigolò a cura di Elena Maria Casella

La notizia della scomparsa di Giorgio Armani ha segnato la fine di un’epoca non solo per la moda, ma per quell’immaginario condiviso in cui il suo stile ha saputo trasformarsi in linguaggio universale. Tra le tante immagini che ci restano, ce n’è una che appartiene più al cinema che alle passerelle: Richard Gere che apre l’armadio in American Gigolò (1980), scorrendo con cura giacche e camicie firmate Armani.
In questa scena semplice e magnetica prende forma un mito: la nascita dell’uomo Armani, un’icona di eleganza disinvolta, sofisticata e sensuale.

L’arrivo di Giorgio Armani a Hollywood con American Gigolò, film diretto da Paul Schrader non è soltanto un episodio fortunato di product placement ma il segno di un cambiamento profondo nel linguaggio visivo della moda e del cinema. All’inizio degli anni Ottanta la società occidentale stava entrando in un decennio segnato dall’individualismo, dal culto dell’immagine e da nuove forme di consumismo e la moda si è trovata al centro di questa trasformazione: gli abiti diventano una dichiarazione di identità, un simbolo di appartenenza a un certo status e ad una certa comunità e uno strumento di affermazione sociale.

Lo stile di Armani, caratterizzato da linee pulite e tonalità neutre come il blu, il sabbia e il grigio, si inserisce perfettamente in questo scenario elegante e sobrio, raffinato e discreto, lontano dagli eccessi cromatici e sartoriali degli anni Settanta. L’incontro con il cinema è naturale: Hollywood ha bisogno di nuovi codici per raccontare la mascolinità contemporanea e Armani li offre con chiarezza. In American GigolòRichard Gere diventa il volto su cui questo stile prende forma: i completi, la leggerezza dei tessuti e la pulizia delle linee contribuiscono a definire il personaggio di Julian Kay. In scena non vediamo il classico gigolò di strada ma un professionista che si muove nei piani alti della società. Lo spettatore lo intuisce prima ancora che dal dialogo, proprio dall’abito, simbolo di un decennio che farà dell’apparenza e della cura di sé una vera e propria religione.

Non è un caso se proprio in quegli anni si affermano le prime top model e si diffonde un’attenzione ossessiva per il corpo e per i brand di lusso. Se Richard Gere e Armani incarnano il nuovo volto della mascolinità, la co-protagonista Lauren Hutton rappresenta la controparte femminile. Attrice e modella, icona glamour già affermata all’epoca, la sua presenza lega il film direttamente al mondo della moda del tempo. A vestirla è Bottega Veneta, altro nome di spicco del Made in Italy, già allora sinonimo di ricercatezza e artigianalità sofisticata. La pochette che indossa per tutto il film è un accessorio che assume un valore iconico e che condensa perfettamente l’idea di un ‘’lusso silenzioso’’: nessun logo evidente, nessuna ostentazione, soltanto l’inconfondibile lavorazione a intreccio che, a distanza di oltre quarant’anni, è ancora protagonista delle passerelle e degli armadi delle celebrities, a dimostrazione di come la moda si rinnovi costantemente.

Armani e Gere da un lato, Bottega Veneta e Hutton dall’altro. Due poli che raccontano l’eleganza maschile e femminile accomunate dalla stessa idea di stile. Insieme, i due personaggi restituiscono l’immagine di una modernità estetica che lancia il cinema americano in un dialogo con la moda italiana, una collaborazione tra arti che segnerà gli anni a venire.

Ancora oggi, in ambienti come Wall Street, è in vigore una sorta di dress code costruito sul must have di alcuni capi specifici, indicatori di raggiungimento dello status economico più elevato: abito Armani e mocassini Gucci sono imprescindibili.

Salutiamo Giorgio Armani, non solo come stilista, ma come un grandissimo visionario. Il suo lavoro resterà per sempre un punto di riferimento e se ‘’l’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare’’, possiamo certamente affermare che lui è riuscito appieno nel suo intento…

MiniMyths in collaboration with Scuola Internazionale Comics
Logo rassegna corti animati MiniMyths

in collaborazione con Scuola Internazionale Comics (Torino)

Dopo un anno straordinario insieme ai ragazzi, alle ragazze e ai docenti
della Scuola Internazionale di Comics… arriva la nuova rubrica MiniMyths
…per capire insieme cos’é la Mitologia Moderna.

Picture Perfect Future

di Fiammetta Camattari

FMC // settembre 2025. Risultati e progetti in corso

NUOVI FORMAT PER VOI
In lavorazione per voi… l’irriverente MAGAZINE “LETTERALMENTE” (a cura di Annarita Clemente. E ancora… una RIVISTA direttamente dal mondo COSPLAY con Angela De Marco, una RASSEGNA CINEMATOGRAFICA Con Nicolas Casari e un PODCAST, con Giorgia Casari, per raccontare la vita reale, abbandonare i pregiudizi e trovare il coraggio di confrontarsi su tutte le questioni umane.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue in collaborazione con la New York Institute of Technology (USA), la Auckland University of Technology (NZ), HTW-Berlin (DE), e la Universidade Aberta (Lisboa, Algarve – PT).
Stiamo studiando come la Mitologia Moderna pervada e impatti sugli spazi (le “Città Mito”- in occasione di KUI 2025, al Kulturforum di Berlino, ne abbiamo presentato un primo capitolo)….


…il mondo food (pensate alla Coca Cola o alla Nutella), il nostro modo di vestire e di creare abiti (…indossiamo capi come i Jeans – nati a fine ‘800), come immaginare nuove forme di tutela per la Property Intellettuale degli artisti… c’è molto da scoprire, capire e condividere con tutti voi!

PROGETTI EU
In fase di candidatura, in collaborazione con 40 partner in Europa, USA e Nuova Zelanda, tre nuovi progetti in risposta alle nuove call Horizon.

FMC #05

08.2025

FMC // September & October 2025. Our Upcoming Events

08.09 + 09.09 / I nuovi workshop blind al MART di Rovereto e a Torino

Siamo pronti per i nuovo workshop al MART di Rovereto e presso la nostra Academy a Torino.
In occasione del 45° Festival organizzato da Oriente Occidente, testeremo la beta version del gioco STATUS QUⒺST insieme agli utenti non vedenti, ipovendenti e vedenti e al nostro partner Inventivio. Il workshop  sarà aperto al largo pubblico con la possibilità di sperimentare le meccaniche di gioco ed il dispositivo tattile Tactonom.
Il workshop si sposterà quindi a Torino presso il Centro Piero della Francesca, per l’incontro con le comunità piemontesi, al fine di raccogliere ulteriori feedback e apportare gli ultimi ritocchi al prototipo.
I workshop sono aperti a tutti, vedenti, non vedenti e ipovedenti, dai 12 ai 90 anni.  Diventa game tester…Iscriviti!

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

15.09 / I nuovi corsi all’Università di Torino
Iniziano a settembre i due nuovi laboratori della Fondazione M-Cube presso il Dipartimento di Studi Umanistici / Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino. I  laboratori – con focus Modern Mythology & Communication Design – mirano a formare esperti nelle pratiche della comunicazione e delle narrazioni per le Imprese Creativo Culturali. Queste figure potranno tradurre le tendenze e i dati emergenti in comunicazione culturale innovativa, imparare a rivolgersi alle diverse generazioni, con maggiore consapevolezza, apertura mentale e senso critico.

21.09 / La premiazione alla Scuola Internazionale Di Comics
La Fondazione M-Cube consegnerà i premi agli studenti che hanno realizzato i tre migliori corti animati sulla Mitologia Moderna. Sarà anche il momento per lanciare la nostra nuova rassegna che porterà sui vostri social un video originale alla settimana, e ci accompagnerà nei prossimi mesi.

25-26.09 / XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital (Berlino)

Saremo a Berlino a fine settembre, con il progetto Eternal Cities / See The Invisible. Presenteremo il nostro nuovo paper scientifico Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning di Emanuela Zilio e Chiara Masiero Sgrinzatto e allestiremo la mostra demo Crafting Immersive Showcases Hybrid Tools for Phygital Storytelling. MultipliCity and See The Invisible presso il Kulturforum.
Ti aspettiamo il 25 settembre al Kulturforum di Berlino!

21.10 / THE MYTH OF SUPERHEROES

Si sdoppia presso l’Archäologisches Museum di Amburgo, la grande mostra sulle radici mitologiche greco-romane dei Supereroi contemporanei, curata da Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Dopo l’anteprima a San Diego (U.S.A.), la mostra madre è attualmente al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia e sarà aperta fino al 18 gennaio 2026.
L’edizione speciale pensata per la Germania, propone un continuo alternarsi di analisi tra passato e presente, esplorando le diverse tipologie di archetipi di supereroe presenti nei miti e nelle leggende antiche.

Dolce&Gabbana. Il futuro della moda, tra mani e cuore

by Fabrizio Modina

Che la moda francese sia morta da almeno un decennio se ne sono accorti solo gli storici del settore, dal momento che il cadavere continua ad essere esposto in bella vista, imbalsamato a festa con le piume e le paillettes.
Questo succede quando tutto il sistema è nelle mani di una sola persona, la quale, fagocitando Maisons con appetito bulimico, ha decretato che la moda non deve essere più invenzione ed evoluzione (e per questo, anche rischio), ma un’industria del logo posticcio, dove tutto deve valere di meno e costare di più.

All’ombra di questo Imperatore, il settore in Italia è in prognosi riservata, ma fa del suo meglio per resistere.

Dei tre Re Magi storici, uno ha abdicato, uno è morto vent’anni fa e l’ultimo è troppo anziano per essere ancora rilevante a livello creativo. In questo panorama desolante, il lavoro di Domenico Dolce e Stefano Gabbana ci sembra una boccata di ossigeno che ci parla di bellezza, cultura, saper fare e, soprattutto, indipendenza.

Se è vero che Giorgio Armani è stato il maggiore contributore alla creazione dell’immagine e della struttura della moda italiana con Milano caput mundi a partire dagli anni Ottanta, è innegabile il boost che Dolce e Gabbana hanno dato a questo concept, spostando l’attenzione al Sud e in particolar modo sulla Sicilia, divenuta la loro ragion d’essere.

Il sogno di un Paese dove vivono uomini e donne bellissimi, dove la frutta ha un profumo più intenso e il cibo è culto, dove il sole e il mare sono eterni e la storia e la fede sono entrambe arte, è il risultato dell’opera decennale dei due designer, che attraverso le loro collezioni e le loro campagne pubblicitarie, hanno contribuito a trasmettere un’immagine di positività dell’Italia nel mondo, incentivando non solo il mercato della moda, ma del turismo stesso. Lei, lui, il mare, l’estate, Capri: mentiamo a noi stessi se ci riteniamo immuni a questo incantesimo.

L’operazione di valorizzazione del territorio è divenuta particolarmente incisiva da quando Dolce e Gabbana hanno deciso di lanciarsi a capofitto nell’avventura dell’Alta Moda, imponendosi un’unica regola: non sfilare a Parigi. Così, sfidando l’autorità storica (e a tratti arrogante) della centralità dell’Haute Couture, i due hanno iniziato un Gran Tour italiano, portando le loro passerelle di altissima sartoria femminile e maschile in Sicilia, in Sardegna, a Venezia, a Roma, uscendo dai Palais per colorare le piazze, rompendo schemi che parevano inattaccabili.

Questo nuovo modus operandi ha inevitabilmente coinvolto tutto il carrozzone delle star internazionali da prima fila, le quali sono state invitate, non solo a partecipare alle sfilate, ma ad apprezzare le bellezze locali, con funzione di trigger per un nuovo turismo di alta gamma che ha avuto immediata ricaduta sull’economia delle location coinvolte. Siracusa batte il Grand Palais 10 a 1.

Lo spirito che ha guidato questo coup d’état nei confronti dell’Haute Couture è ben decifrabile nella mostra itinerante Dal Cuore alle Mani – Dolce & Gabbana che, partita da Milano, è stata portata a Parigi, a Londra e a Roma, con risultati, in termini di bigliettazione, decisamente trionfali. Lo sconforto di un sistema di grande mostre della moda allestite prevalentemente tra Parigi e Londra, è stato finalmente vinto grazie ad un rilevante investimento fortemente voluto dai due designer, non soltanto come retrospettiva del proprio lavoro, ma, soprattutto, come devoto omaggio al DNA di bellezza, cultura e saper fare dell’Italia.


Poco importa che gli abiti delle collezioni di Alta Moda e Alta Sartoria siano più in bilico sul costume teatrale che sulla soirée: i vetri di Venezia e le ceramiche di Caltagirone, le colonne doriche di Agrigento e i velluti de La Scala, gli ori del Vaticano e le dame di Firenze, si posano sui manichini diventando arte che evoca arte, in un viaggio millenario dove i veri protagonisti non sono Domenico e Stefano, ma le persone che hanno tessuto, tagliato, cucito, ricamato, dipinto, seguendo le loro indicazioni. Un patrimonio umano a rischio di estinzione che deve essere protetto e valorizzato con massima priorità.

Per me lo stile italiano si identifica in tre cose: senso della tradizione, rispetto delle proprie radici e approccio sartoriale verso la moda” ha detto Domenico Dolce in una recente intervista, un punto di vista che, come Fondazione M-Cube e Fashion Heritage Academy, condividiamo appieno. Nel momento più buio della storia della moda, dove ai giovani talenti non viene concesso di esprimersi e gli imperi si costruiscono vendendo a caro prezzo borse di plastica, dove i giornali ci dicono che il “brutto” è chic e Balenciaga è diventato un brand di streetwear, Domenico e Dolce non si arrendono e perseverano nella ricerca di una bellezza che, prima dell’esteriorità, è costruita sulla cultura storica e sull’espressione del Genius loci.

La moda, professione in evoluzione

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!
In arrivo da settembre le nuove puntate di Doppia Zip.

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Con “Estetiche Algoritmiche”, Girta e Fabrizio Modina ci portano a ragionare
su come i social media si inseriscono nello scenario della moda,
come lo trasformano e su chi sono i nuovi personaggi in gioco.
Che fine fanno identità e significati nella frenesia dell’algoritmo?
E dove finiscono le subculture?

Seguici per non perderte i prossimi episodi!

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Segreteria +39 392.6328942 // Mon to Fri – 14.00-16.00

La moda attraverso il grande schermo: Triangle of Sadness curated by Elena Maria Casella

Nel cuore di questa estate non si può non citare una delle crociere più paradossali del cinema… e no, non è TitanicAd agosto la nostra attenzione si sposta su Triangle of Sadness, film diretto da Robert Östlund, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2022.

Un viaggio che inizia tra casting di moda, passerelle stilose, sorrisi instagrammabili e cene sfarzose e che, a partire dalla sala lussuosa di uno yacht, si trasforma presto in una deriva grottesca e nauseante. Il naufragio, infatti, condurrà i protagonisti su un’isola deserta in cui ogni gerarchia sociale verrà ribaltata mettendo in mostra tutte le fragilità del sistema capitalistico odierno e dei suoi miti contemporanei.

Il titolo del film è una dichiarazione di intenti. Il ‘’triangolo della tristezza’’ indica quella piccola ruga d’espressione che si forma tra le sopracciglia e che, come ci ricorda la chirurgia estetica, può essere facilmente eliminata con una iniezione di botox. Non a caso, il protagonista Carl, giovane modello, si sente consigliare proprio questo “ritocco” durante un casting da uno degli agenti. L’apparenza diventa il primo campo di battaglia: la ruga è la metafora di una società che non tollera il segno del tempo o della fragilità, preferendo sostituirlo con un simulacro di perfezione sempre meno naturale. Emblematica è anche la scena del casting in cui a Carl e agli altri modelli viene chiesto di cambiare espressione a seconda del marchio che devono rappresentare.

Sorrisi ampi e friendly per H&M, sguardi seri e distaccati per Balenciaga in quanto ‘’più un brand costa, più bisogna che se la tiri’’. In una semplice sequenza si condensa la distanza tra fast fashion e brand di lusso che non riguarda tanto i tessuti, la qualità, la manodopera, quanto la narrazione simbolica che ogni brand costruisce intorno a sé.

Accanto a Carl troviamo la fidanzata Yaya che vive la moda da un’altra angolazione, quella della modella-influencer. La sua sfilata mette in scena un corpo femminile esposto al duplice sguardo della passerella e dei social network. In questa dinamica, il vero capitale di Yaya non è l’abito che indossa ma l’immagine che può diffondere online, la capacità di generare visibilità, like e followers. Östlund coglie così la mitologia contemporanea dell’influencer: una figura sospesa tra glamour e precarietà, capace di accumulare potere attraverso la propria immagine rimanendo pur sempre fragile e vincolata all’algoritmo e all’attenzione del pubblico.

Durante il film il regista osserva con occhio critico le dinamiche di genere nel settore della moda portando l’attenzione sulla questione del gender pay gap e sottolineando come le modelle guadagnino il doppio rispetto ai colleghi maschi. A questo punto, la domanda si insinua spontanea: siamo di fronte (finalmente) a una conquista tutta al femminile o si tratta dell’ennesimo prodotto frutto del male gaze che continua a valorizzare il corpo femminile come merce visibile e desiderabile?

Il cuore del film è la crociera di lusso. Su questo yacht convivono oligarchi, ricchi eccentrici, magnati delle armi e altri personaggi privilegiati, ossessionati dal denaro e in cerca di visibilità. La ‘’cena del capitano’’, organizzata dall’equipaggio nei minimi dettagli, degenera presto a causa del maltempo, trasformandosi in un teatro dell’assurdo, allegoria di un lusso che implode su se stesso e divenendo parodia. A seguito del naufragio, lo status symbol e i diamanti scintillanti non basteranno a salvare i personaggi. Sull’isola deserta, a comandare diventa Abigail, l’inserviente che riesce ad accendere il fuoco  e a procurare il cibo per tutti instaurando sull’isola un vero e proprio matriarcato. Siamo di fronte ad un ribaltamento radicale in cui i ricchi perdono il loro potere mentre chi era invisibile assume centralità.

Con Triangle of Sadness, Östlund ridicolizza il lusso e, allo stesso tempo, smonta la nostra fede nel potere delle immagini: una satira che ci ricorda quanto, a volte, possano essere precarie le fondamenta su cui costruiamo i nostri miti contemporanei…

FMC // agosto 2025. Risultati e progetti in corso

NUOVI FORMAT PER VOI
Durante questa estate, insieme ai nostri collaboratori, stiamo preparando una serie di sorprese per voi… con Angela De Marco, arriverà un MAGAZINE nuovo di zecca.
Con Nicolas Casari una nuovissima RASSEGNA CINEMATOGRAFICA. Con Giorgia Casari apriremo un nuovo PODCAST per raccontare la vita reale, abbandonare i pregiudizi e trovare il coraggio di confrontarsi su tutte le questioni umane, a partire dalla Mitologia Moderna.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti con i paper scientifici e la mostra See the Invisible che verranno presentati a:

PROGETTI EU
In fase di candidatura, in collaborazione con 40 partner in Europa, USA e Nuova Zelanda, tre nuovi progetti in risposta alle nuove call Horizon.

FMC #04

07.2025

FMC // Settembre 2025. I nostri prossimi eventi

08.09 / Il nuovo workshop blind al MART di Rovereto e Torino
Siamo pronti per il nuovo workshop al MART di Rovereto. In occasione del 45° Festival organizzato da Oriente Occidente, testeremo la beta version del gioco STATUS QUⒺST insieme agli utenti non vedenti ed ipovendenti e al nostro partner Inventivio. Il workshop sarà aperto al largo pubblico con la possibilità di sperimentare le meccaniche di gioco ed il dispositivo tattile Tactonom.
Il workshop si sposterà quindi a Torino per un ultimo incontro con le comunità piemontesi, per gli ultimi feedback e ritocchi al prototipo.

15.09 / I nuovi corsi all’Università di Torino
Iniziano a settembre i due nuovi laboratori della Fondazione M-Cube presso il Dipartimento di Studi Umanistici / Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino. I laboratori in che focalizzeranno su Modern Mythology & Communication Design mirano a formare esperti nelle pratiche della comunicazione e delle narrazioni per le Imprese Creativo Culturali. Queste figure operano quali “voci” del cambiamento, traducendo le tendenze e i dati emergenti in comunicazione culturale innovativa, pensata per risuonare per le diverse generazioni esistenti e con maggiore consapevolezza della continua evoluzione degli assi portanti del nostro mondo.

25-26.09 / XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital (Berlino)
Saremo a Berlino a fine settembre, con il progetto Eternal Cities / See The Invisible. Presenteremo il nostro nuovo paper scientifico Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning di Emanuela Zilio e Chiara Masiero Sgrinzatto e allestiremo la mostra demo Crafting Immersive Showcases Hybrid Tools for Phygital Storytelling. MultipliCity and See The Invisible presso il KulturForum.

Bye Bye Anna

La notizia ha fatto il giro del globo come se si trattasse di un’invasione di marziani: Anna Wintour si ritira. La super-mega direttrice di Vogue America ha annunciato di avere abbandonato il suo ruolo di editor in chief dopo una carriera iniziata nel 1988, assumendo comunque un incarico di “overview” di tutte le testate del gruppo Condé Nast, in particolare delle edizioni internazionali di Vogue.
Quindi, de facto, la signora non ha nessuna intenzione di andare in pensione.
Mi permetto di aggiungere: peccato!

Anna Wintour

Se c’è un comune denominatore nel settore della moda, e, soprattutto, del giornalismo di moda, è la sudditanza nei confronti di personaggi che hanno saputo costruire e cementare negli anni una posizione accentrante ed egomaniaca che non sempre coincide con un reale valore della propria professionalità, soprattutto se misurata nel lunghissimo periodo.

Non è necessario essere un fashion-addicted per sapere che il libro e la pellicola da questo tratto, Il Diavolo veste Prada sono direttamente ispirati a lei, resoconto di una delle sue assistenti sopravvissuta ad anni di cattiverie e soprusi. Se sul grande schermo il personaggio di Miranda Priestley, la demoniaca direttrice di Runway, ha divertito il pubblico con la sua malvagità degna da matrigna Disney, nella vita reale sfido chiunque a trovare alcunché di positivo in un dirigente che domina in un regno di terrore. 

Ricordo come, in un raro momento di lucidità generale, la signora fu fischiata a Milano qualche anno fa, per avere imposto un cambio di date alla Fashion Week perché non coincidevano con la sua agenda. Who do you think you are?, direbbero le Spice Girls.

Ma quindi chi è Anna Wintour? Un genio della storia della moda o un’abilissima manipolatrice della stampa dedita al culto di se stessa?

Innanzitutto un chiarimento: se dobbiamo identificare una figura fondamentale nel settore, a parità di ruolo, di certo questa non è lei, ma Diana Vreeland, la quale, prima su Harper’s Bazaar e dopo su Vogue, ha saputo plasmare almeno tre decenni di estetica della moda, lanciando le carriere di couturier, design, fotografi e modelle come nessun’altro prima. E neanche dopo.

Se in questi giorni di commemorazione della carriera della Regina Anna, tutti i tabloid si scomodano a celebrare il suo colpo di genio di quando abbinò una meravigliosa giacca neobizantina di Christian Lacroix con un paio di jeans sdruciti inventando lo styling moderno, pochi si domandano realmente quale è stato il suo effettivo contributo alla narrazione della moda. Chi sono i designer che ha accompagnato e lanciato? Quattro nomi su tutti: Marc Jacobs, Thom Browne, Proenza Schouler, Miuccia Prada. 

Come insegnante di storia della moda, quando mi viene chiesto di parlare di Marc Jacobs, provo un sincero imbarazzo. Parlare di cosa? Di quale invenzione? Di quale momento storico? Il nulla vestito da ottimo marketing. Thom Browne: basti dire che è il compagno di Andrew Bolton, l’algido curatore del dipartimento di Moda e Costume del Metropolitan Museum di New York, guarda caso, il braccio destro di Wintour nell’organizzazione del Met Gala. Sorvolando sugli inutili Proenza Schouler, preferisco compiere un ulteriore balzo in avanti riguardo Miuccia Prada, perché quando si parla di nomi sopravvalutati, lei merita un capitolo a sé. Il Diavolo non veste Prada a caso o per scelta.
Semplicemente, Prada si è comprata il Diavolo.

Quanto si arrabbiò il povero Gianfranco Ferrè, quando Anna Wintour stilò una classifica dei migliori designer al mondo e – chi l’avrebbe mai detto – Prada era l’unica italiana a comparire in un elenco dove abbondavano gli americani e compariva timidamente qualche francese. Niente Armani, niente Versace, niente Ferrè, niente Valentino. Una lista tanto puerile quanto drammatica nell’evidenza di una sistema ermetico e non meritocratico costruito dal posizionamento di “eletti” con funzione di compiacimento. Avere trasformato il Met Gala in una baracconata che fa sembrare il Circo Barnum una prima alla Scala, non è stato sufficiente a scalfire l’inossidabile statua di piombo con frangia e occhiali da sole. Perché Anna è Anna, ed è ancora Anna. In un momento storico in cui essere perfidi è “cool”, la Regina ha dominato debellando ogni possibile concorrente. Ma cosa succederà se la corona passerà ora a qualcuno con più talento e cortesia?
Probabilmente scopriremmo che è l’unico trend che sta bene su tutti, anche quando è fuori moda.

La moda, professione che cambia

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Con “Estetiche Algoritmiche”, Girta e Fabrizio Modina ci portano a ragionare su come i social media si inseriscono nello scenario della moda, come lo trasformano e su chi sono i nuovi personaggi in gioco.
Che fine fanno identità e significati nella frenesia dell’algoritmo? E dove finiscono le subculture?

Seguici per non perderte i prossimi episodi!

Scopri la FASHION HERITAGE ACADEMY!

Fashion Through the Big Screen: Belle de Jour curated by Elena Maria Casella

Nel pieno dell’estate 2025, torniamo a parlare di un grande classico che ha segnato la storia del cinema e della moda. Si tratta di Belle de jour (1967), frutto della collaborazione iconica tra il regista Luis Buñuel, l’attrice Catherine Deneuve e lo stilista Yves Saint Laurent.

Questo triangolo creativo ha trasformato il corpo femminile in un territorio simbolico attraversato al contempo dal desiderio e dalla repressione.
Nel cinema surrealista di Luis Buñuel il desiderio è sempre un enigma e in Belle de jour questo mistero passa proprio attraverso gli abiti. Il film non è solo un racconto di fantasie represse ma una critica all’ipocrisia borghese. E in questo scenario, la moda è ancora una volta un dispositivo narrativo e Yves Saint Laurent, che cura i costumi della protagonista, ne è il suo architetto silenzioso.

Il film narra la storia di Séverine (interpretata dalla Deneuve), una giovane donna borghese che vive con il marito medico in un mondo ovattato fatto di tazze di tè e vestaglie in seta. Tuttavia, dietro la sua compostezza si cela l’impulso a disobbedire, di infrangere le regole di un’esistenza perfettamente confezionata e per questo, ogni pomeriggio, la donna si reca in un bordello sotto lo pseudonimo di ‘’Belle de jour’’.
Il suo corpo si muove tra due vite parallele tra cui gli abiti fanno da ponte.

Per il film, Yves Saint Laurent realizza per l’attrice, nonché sua grande amica e collaboratrice, abiti con una silhouette rigida come l’iconico vestito color sabbia e i tailleur composti da gonne appena sopra il ginocchio, contrapposti ad altri più suggestivi come il famosissimo trenchcoat in vinile nero. Ogni dettaglio racconta la perfezione borghese ma anche come sotto a quella perfezione si agiti un abisso.

La teorica Eugenia Paulicelli, nel suo libro Moda e cinema in Italia (2020), parla di una vera e propria sinergia tra moda e cinema. Infatti, l’abito di Belle de jour non è solo costume, ma sceneggiatura cucita. Saint Laurent non si limita a vestire un corpo, veste la “parte sociale” di Séverine. Quando si spoglia degli abiti che la definiscono socialmente, quel gesto – che parrebbe alludere a una liberazione – si rivela, in realtà, carico di ambiguità perché anche il corpo nudo non è mai davvero libero, anzi resta sorvegliato e ancora inscritto nel codice borghese da cui lei tenta di fuggire.
Il giudizio sociale si insinua anche nell’assenza del tessuto proiettandosi sul corpo come un abito invisibile. In questo senso, la moda si fa linguaggio del “non detto” poiché l’abito, anche quando assente, continua ad agire.

La lezione di Belle de jour non si é esaurita: lo stile minimal chic della protagonista ha influenzato generazioni di designer e vive ancora oggi nei trend come il ricercatissimo look “old money” e nella nostalgia di quella femminilità elegante e trattenuta.
Ma ciò che rende immortale questo film non è solo l’estetica, bensì la sua capacità di mettere a nudo, letteralmente e simbolicamente, l’ipocrisia della borghesia e il ruolo della moda nel reggere e incrinare le sue maschere.

Luis Buñuel e Yves Saint Laurent ci regalano una potente riflessione su ciò che siamo, ciò che desideriamo e come ci è concesso apparire. Mentre Catherine Deneuve, algida e inquieta, cammina tra questi mondi con l’eleganza di chi indossa un segreto…

FMC // Luglio 2025. Risultati e progetti in corso

NUOVI FORMAT PER VOI
Durante questa estate, insieme ai nostri collaboratori, stiamo preparando una serie di sorprese per voi… con Angela De Marco, arriverà un MAGAZINE nuovo di zecca.
Con Nicolas Casari una nuovissima RASSEGNA CINEMATOGRAFICA. Con Giorgia Casari apriremo un nuovo PODCAST per raccontare la vita reale, abbandonare i pregiudizi e trovare il coraggio di confrontarsi su tutte le questioni umane.

SUPERHEROES – FROM ANTIQUITY TO CONTEMPORARY
Continua con grande successo di pubblico al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, la mostra a cura di Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Un viaggio iperdinamico e super-pop attraverso la storia degli eroi del passato e del presente.
La mostra esplora quali tipi di modelli di supereroi si possono trovare nei miti e nelle leggende antiche. I visitatori possono seguire l’evoluzione dei supereroi sia in ordine cronologico che tematico.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti con i paper scientifici e la mostra See the Invisible che verranno presentati a:

Scopri tutte le nostre attività e proposte!

FMC #03

06.2025

FMC // Luglio 2025. I nostri prossimi eventi

01-03.07 / Fashion Heritage Academy @ B2B Torino Fashion Match
Con il talk “The Heritage of tailoring: How to preserve an Art”, in occasione della Fashion Week torinese Fabrizio Modina,  Presidente della Fondazione M-Cube, porterà l’attenzione sull’urgente priorità di salvaguardia del patrimonio umano e culturale della sartoria italiana.
In collaborazione con Unioncamere Piemonte.

10.07 /
Kylie Minogue – The Tension Tour
Live da Lyon in Francia, saremo presenti al concerto della Principessa del Pop, una delle figure più influenti della scena musicale a partire dagli anni Ottanta. La star australiana è una delle muse indiscusse di designer della moda quali Jean Paul Gaultier e Dolce & Gabbana ed i suoi spettacoli sono un mix di tecnologia e teatralità.

BAGS killed the Fashion Star

Da qualche tempo a questa parte, gli addetti al settore hanno (finalmente) iniziato a domandarsi se il ruolo chiave del design di moda, oggi, sia rappresentato ancora dai creativi o se, invece, non siano i manager dei dipartimenti commerciali ad imporre il loro dominio. La risposta è più scontata di quanto possa apparire.

Mi perdonino le Generazioni Z e A se la citazione musicale del titolo di questo articolo può risultare loro criptica; sicuramente potranno rivolgersi a un genitore per una spiegazione. Non trovavo modo migliore per trasmettere il mood di sconforto sulla deriva della moda degli ultimi vent’anni.

L’intuizione che hanno avuto i CEO dei brand è molto semplice, a dire il vero: minimo sforzo, massima resa (economica). Quindi, perché investire capitali nella formazione di sarti esperti, modellisti e tecnici di alto prêt-à-porter per rinnovare le collezioni puntando sulla creatività, il genio e la qualità, quando con molto meno sforzo si possono vendere infinite borse prodotte in serie con margini di guadagno che l’abbigliamento non può consentire?

Non mi fraintendano i bravissimi operatori del settore della pelletteria per i quali ho massima stima, ma sono certo che anch’essi converranno sulle notevoli differenze di tipologia di produzione che intercorrono tra il loro settore e quello della confezione. Tra le molte, emerge in modo macroscopico la funzione intrinseca di “indossabilità” di un capo, un procedimento che richiede giorni di lavoro di un team che deve essere composto almeno da un designer, un modellista, un sarto e un/una mannequin.

Questi si confrontano per approvare, dopo numerosi test, se una giacca, un pantalone, un cappotto, un abito vestono correttamente, impediscono o meno il movimento, performano correttamente nel tessuto scelto, corrispondono in quanto a tempi e metodi di lavorazione ai costi preventivati. Un processo che non permette errori e che richiede tempo e maestria, ergo: denaro. Anche qui, potremmo aprire un terzo focus sul proliferare tra i brand di lusso di prodotti che richiedono scarsissimo investimento di ricerca, come t-shirt e felpe vendute a peso d’oro.

Per quanto lo sviluppo e la confezione di una borsa di qualità richiedano tempo, questo non potrà mai essere lontanamente commisurato con quello dell’abbigliamento o, anche, della calzatura. Una borsa deve essere robusta, pratica, esteticamente appagante, di un bel materiale. Ma finisce qui, non deve essere “indossata” sul nostro corpo.

Magari qualcuno di voi lo ha notato (pochi), ma i brand hanno iniziato da più di un decennio a togliere dalle loro vetrine le collezioni di abbigliamento e le hanno sostituite con borse e borsette inserite in mirabolanti display. Nelle fotografie destinate alle riviste patinate e alla comunicazione online, le borse si sono spostate al centro dell’obiettivo, e tutto il resto è scivolato sempre più in background.

Poco per volta, la moda è scomparsa, il desiderio di inventare e creare si è assopito, l’impulso all’acquisto di un bell’abito è svanito. È emerso quel terribile pensiero tra la clientela (non solo femminile) che basta una borsa costosa per essere magnifici, il resto è superfluo. Così abbiamo distrutto il prêt-à-porter. Guarda caso, negli ultimi vent’anni i grandi geni dell’haute couture si sono quasi tutti estinti, sostituiti dagli imperi di aziende che hanno fatto della pelletteria il loro business principale. Altri, per sopravvivere, si sono dovuti adattare, perdendo totalmente la loro identità sartoriale.

Oggi, dai social, arriva (con molto ritardo), la notizia che le amatissime borse griffate non valgono il loro prezzo. Io lo spiego ai miei studenti da quindici anni, che sollievo! Mi sento meno solo ora.
Le clienti indignate scoprono che i loro adorati tesori non sono fatti di pelle ma di plastica, che non sono prodotte né in Francia, né in Italia, che il sogno comprato a caro prezzo purtroppo non era reale. Anche se confezionata con il pellame più pregiato al mondo, una borsa non potrà mai costare più di un’auto. Ora (quasi) tutti si sono resi conto che la differenza tra originale e contraffatto è praticamente nulla.
Se non ne fossi divertito, lo troverei quasi scioccante.

Ricordo che in uno dei tanti alterchi intercorsi tra Sergio Marchionne, CEO Fiat e Diego Della Valle, CEO di Hogan e Tod’s, il primo notificò che con la stessa cifra che il secondo investiva in un anno per ricerca e sviluppo, lui ci comprava un paraurti. Tranchant, ma realista.

Sono stato recentemente a Firenze, patria della pelletteria italiana, e ho notato con piacere quanti piccoli marchi resistano con orgoglio, puntando sulla vera qualità dei materiali e la confezione rigorosamente Made in Italy. Nessun logo, tanta solidità e vero heritage. A loro dovremmo guardare quando vogliamo comprarci una bella borsa, al giusto prezzo.

Forse, poco alla volta, il vento sta cambiando. Anche dagli U.S.A. e dalla Cina, dove si trovano i super ricchi che decidono il fluttuare dei fatturati dei brand, giungono notizie di una maggiore consapevolezza nell’acquisto. La mercificazione del “sogno” sta finendo, è tempo di concretezza. Le super manager nel settore della finanza si dicono meno interessate a spendere decine di migliaia di dollari per un accessorio, poiché, come consulenti amministrative, per prime devono dare l’esempio nel contenimento delle spese superflue e poco ravvedute.
Chissà che a passi lenti, finalmente, anche chi si loda su Tiktok per aver acquistato una borsa da 70.000 euro, non venga considerato per quello che veramente è: non “supercool” ma un perfetto idiota.

La moda, passione di tutte le generazioni

La Fondazione M-Cube lancia due nuovi format di video talk a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro… dai mondi della Mitologia Moderna!

Red Velvet Talks

a cura di Elena Maria Casella
riprese e montaggio di Simona Rapisarda


Non una lezione. Non un’intervista tradizionale. Ma un dialogo pop e visionario con chi la moda non solo la studia o la disegna… ma la vive.

https://www.youtube.com/watch?v=7Nej_iMHeX0&t=49s

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Sentivamo il bisogno di creare uno spazio di dialogo ampio e accessibile sulla moda. Grita, insieme a Fabrizio Modina, tra chiacchiere e consultazione di oracoli, proveranno a sbrogliare i nodi di questo intricato mondo.

Scopri la FASHION HERITAGE ACADEMY!

Fashion Through the Big Screen: Buffalo ’66 curated by Elena Maria Casella

Continua il nostro viaggio nell’immaginario cinematografico contemporaneo dove i film non sono soltanto narrazioni da guardare ma archivi viventi di stile, ricerca e identità. In questo terzo appuntamento puntiamo lo sguardo su un cult intramontabile del cinema indipendente americano: Buffalo ‘66 (1998) scritto, diretto e interpretato da Vincent Gallo, figura iconica e controversa che con questo esordio ha scolpito un nuovo archetipo del ‘’disadattato’’ contemporaneo.

Tra bowling deserti, tavole calde e motel sbiaditi, Buffalo ‘66 racconta la storia tragicomica di due solitudini che si sfiorano e si trovano, restituendoci un’estetica che ha fatto scuola anche nel mondo della moda.

Il film segue la storia di Billy Brown (Vincent Gallo), un uomo nevrotico appena uscito di prigione, incastrato tra un passato fatto di errori e un presente di menzogne. Per non deludere i genitori, convinti che nel frattempo sia diventato un uomo di successo, sequestra la ballerina di tip tap Layla (una magnetica Christina Ricci) obbligandola a fingersi sua moglie durante una visita a casa. Da quel momento in poi, Buffalo ‘66 diventa una fuga dalla realtà, un road movie urbano fatto di silenzi e sguardi sospesi in una periferia desaturata e congelata che fa da sfondo a un immaginario  potente in grado di attraversare il tempo e riemergere oggi tra passerelle e profili Instagram.

Vincent Gallo cura personalmente i costumi del film: i bomber consumati, le felpe senza forma, i jeans slavati di Billy raccontano una mascolinità ferita che urla la propria marginalità attraverso capi anti-glamour sui toni del grigio e del nero. Gli iconici stivali rosso corallo che spiccano durante tutto il film, invece, sembrano rappresentare quell’urlo interiore, la ferita aperta, un dettaglio che tradisce il desiderio di emergere da un mondo troppo freddo e ostile. Layla, invece, fluttua accanto a Billy nel suo babydoll dress, il cardigan candido e le scarpette glitterate: una vera coquette girl malinconica e disarmata. È uno stile oggi particolarmente virale su TikTok e presente nell’immaginario visivo di artiste come Lana Del Rey la cui essenza è ultra-femminile, languida, fuori dal tempo.

Indimenticabile la scena nella cabina fotografica in cui Layla e Billy posano per una serie di scatti istantanei. È anche grazie a questa scena che la moda della polaroid e del vintage – oggi celebrata da brand come Marc Jacobs e  Miu Miu – trova un’origine autentica.

E poi c’è il football americano, ossessione di Billy e trauma fondativo del personaggio: questo universo sportivo permea durante tutto il film e si riflette oggi in una moda che rielabora lo sportswear anni ‘90 con nuovi codici: giacche oversize, loghi dei college, tute ampie, maglie da football reinterpretate in chiave genderless… Marchi come Martine Rose, Balenciaga, Acne Studios e altri brand emergenti si ispirano proprio a questo immaginario suburbano e nostalgico.

Oggi Buffalo ‘66 mostra che la moda non necessita per forza di passerelle ma si costruisce nei dettagli e nelle vite ordinarie. È un film che ci ricorda che la moda parla ovunque, anche tra il freddo delle strade di Buffalo. Buffalo ‘66 si trasforma così in una favola urbana, in cui la moda veste la fragilità di due anime che si incontrano per caso e che, forse, proprio in quell’incontro assurdo trovano la forza di ricominciare. Una tenerezza fuori tempo che ancora oggi ispira e risuona.

FMC // Giugno 2025. Risultati e progetti in corso

SEE THE INVISIBLE, i prossimi appuntamenti e la mostra tra Berlino, Argentina e Nuova Zelanda
Si é completata il 5 giugno la prima fase del progetto ”See the Invisible’‘ a New York. Chiara Masiero Sgrinzatto ci racconta la sua ricerca e sperimentazione al New York Institute of Technology, tra città del mito, Mitologia Moderna e un mondo di nuovo in cerca di supereroi. Ci parlerà anche del nuovo step, tra Argentina e New Zealand.

GLEAM, il nuovo workshop al Museo Nazionale del Cinema insieme a Inventivio
Avanza lo sviluppo del gioco STATUS QUⒺST!!!
Il workshop tenuto dalla Fondazione M-Cube in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema ha consentito di coinvolgere un gruppo di tester tra utenti non vedenti, ipovedenti.
Obiettivo principale del workshop é stato quello di testare la storia di STATUS QUⒺST, alcune meccaniche aggiuntive che saranno adottate nel gioco e raccogliere ulteriori spunti e feedback durante la fase di test alpha avanzata.Inoltre, il workshop ha permesso di offrire ai partecipanti l’opportunità di esplorare Tactonom, il dispositivo presentato da Inventivio, che consentierà l’interazione educativa phygital con il gioco.


Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

SUPERHEROES – FROM ANTIQUITY TO CONTEMPORARY
Continua con grande successo di pubblico al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, la mostra a cura di Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Un viaggio iperdinamico e super-pop attraverso la storia degli eroi del passato e del presente.
La mostra esplora quali tipi di modelli di supereroi si possono trovare nei miti e nelle leggende antiche. I visitatori possono seguire l’evoluzione dei supereroi sia in ordine cronologico che tematico.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti. Approvati i paper scientifici e la mostra See the Invisible per:

XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital a Berlino
SiGraDi 2025, la conferenza su “Meta-Responsive Approaches in Architecture, Art, Design, and Sciences”, a Cordoba (Argentina)
GDI 2025 Green + Digital + Intelligent Built Environments a Auckland (New Zealand)

FMC #02

05.2025

FMC // giugno-luglio 2025 I nostri prossimi eventi

07.06 / Dua Lipa agli I-Days, Milano
All’Ippodromo SNAI La Maura per il concerto della diva Pop, amata dai più grandi designer di moda e protagonista indiscussa della scena musicale post-pandemic.

11-14.06 / NOVA ROCK (Pannonia Fields, Nickelsdorf – AT)
Quattro giorni a contatto con i miti del mondo della musica – Slipknot, Korn, Linkin Park ed Electric Callboy – in uno dei più grandi eventi rock d’Europa, FMC insieme alle communities.

16.06 / FASHION HERITAGE ACADEMY * Open Day * (Torino)
Dalle 17.30 presso il Centro Piero della Francesca, insieme ai coordinatori e ai docenti della nuova Accademia, la FMC ti aspetta per farti scoprire le professioni del presente e del futuro Registrati per partecipare qui

17.06 / GLEAM – workshop #2 al Museo Nazionale del Cinema (Torino)
Una giornata di co-design e testing insieme ad un gruppo di utenti non vedenti ipovedenti, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, Tactile Vision, UIC, tra cinema da esplorare attraverso il suono e (video)games.

30.06 / 15 CORTI con i ragazzi della Scuola Internazionale di Comics a Torino
Si completa il percorso con le due classi di animazione attive sui temi della Mitologia Moderna, in collaborazione con la Fondazione M-Cube. I ragazzi presenteranno 15 corti in cui il passato e presente si incontrano, esplorando miti antichi e moderni, collegando le divinità greche e i jeans, oggetti magici e social network in una sequenza di rituali che valevano tanto nell’antico Egitto quanto nelle nostre case oggi.

01-03.07 / Fashion Heritage Academy @ B2B Torino Fashion Match
Con il talk “The Heritage of tailoring: How to preserve an Art”, in occasione della Fashion Week  torinese Fabrizio Modina,  Presidente della Fondazione M-Cube, porterà l’attenzione sull’urgente priorità di salvaguardia del patrimonio umano e culturale della sartoria italiana.
In collaborazione con Unioncamere Piemonte.

10.07 / Kylie Minogue – The Tension Tour
Live da Lyon in Francia, saremo presenti al concerto della Principessa del Pop, una delle figure più influenti della scena musicale a partire dagli anni Ottanta. La star australiana è una delle muse indiscusse di designer della moda quali Jean Paul Gaultier e Dolce & Gabbana ed i suoi spettacoli sono un mix di tecnologia e teatralità.

FASHION, questione di corpi… e di relazioni

A maggio, le nostre chiacchierate sulla moda spesso sono atterrate sul MET Gala di New York e su Anna Wintour Vogue, abbiamo parlato di Sabrina Carpenter con il suo look by Louis Vuitton e di Rihanna, con la sua gravidanza annunciata sul carpet con un abito Marc Jacobs, sognato di Bella Hadid, Kaia Gerber, Lucky Blue Smith o Alton Mason, condiviso sui nostri social passerelle, copertine e… ancora e ancora… il desiderio di moltə di noi di una taglia 38-40 e di un corpo scultoreo.

Altre conversazioni sono state sulle esperienze vissute al MART di Rovereto con Oriente Occidente e a Sight City a Francoforte, insieme alla communities di non vedenti e ipovedenti: abbiamo parlato di Ray Charles e di Stevie Wonder, di Al Pacino in Scent of a Woman (1992) e di Björk in Dancer in the Dark (2000), ma anche di Lucy Edwards, modella e attivista britannica cieca, prima a sfilare alla Copenhagen Fashion Week. Abbiamo chiesto a chi non vede: come acquisti i tuoi abiti? come li scegli quando devi vestirti?

Quando parliamo di moda, il nostro sguardo è spesso unidirezionale nel senso dello spazio e del tempo, ma il mondo in cui viviamo, non lo è.
La nostra epoca è fatta di tanti corpi, tutti alla ricerca della bellezza, o meglio, della capacità di attrarre relazioni, di qualsiasi tipo, con gli altri esseri viventi
.

Lo stesso MET Gala apre questa finestra spazio-temporale, con il tema  “Superfine: Tailoring Black Style” – ispirato al concetto di Black dandyism –, ed esplorando come lo stile e l’abbigliamento abbiano contribuito alla formazione dell’identità nera attraverso la diaspora atlantica, dal XVIII secolo fino ai giorni nostri.

I corpi nelle diverse etnie sono estremamente diversi tra loro, così come lo è il concetto di bellezza: forme morbide e abbondanti, fisici asciutti e slanciati verso altezze importanti, corpi minuti e delicati come bambole di porcellana, muscolature naturali o costruite in evidenza, colli lunghi e mani affusolate, fianchi e fondoschiena che sembrano nati per ballare, pelli che coprono tutto lo spettro dell’arcobaleno, con gradienti dal bianco latteo al nero che si confonde con la notte.
Sebbene modellə come Adut Akech (Sud Sudan/Australia), Halima Aden (Somalia/USA), Paloma Elsesser (USA) stiano portando più diversità sulle passerelle, alcune campagne pubblicitarie includano persone di tutte le età, forme e provenienze etniche (e.g., Fenty Beauty di Rihanna), e sempre più brand stiano ampliando le taglie, includendo soluzioni plus size, petite, tall, resta una sfida aperta immaginare le tante forme possibili e la complessità di confezionare abiti che possano dare valore alle nostre diverse identità.

Rientrano in una partita simile anche quei corpi che esulano dalle taglie standard per altri motivi: questioni di dieta, malattia, ritmo della vita, paure, condizionano il nostro corpo ed il  nostro aspetto. Ad una società globale che oscilla tra tassi importanti di corpi anoressici e obesi, tra fisici che hanno subito interventi e cambiamenti, resta da capire come la moda possa aiutare a creare un’offerta e un messaggio positivo, capace di avere un ruolo di game changer.

E al di là delle taglie, nelle nostre giornate incontriamo cicatrici, tatuaggi, vitiligine, corpi che hanno incredibili storie da raccontare. Matt Lodder, in Corpi dipinti, ci presenta un’umanità in 21 tatuaggi. “Osservando le tracce che gli esseri umani hanno impresso sulla loro pelle, – ci spiega – possiamo comprendere persone, luoghi e momenti storici. Il corpo è una tela bianca che abbiamo imparato a dipingere, incidere, colorare, fare portatrice di messaggi e testimone della nostra esistenza terrena. L’urgenza di comunicare attraverso dei segni è una caratteristica fondamentale dell’uomo, e poche forme d’arte hanno l’immediatezza e l’intimità di un tatuaggio”. Scolli, finestrelle, trasparenze: é con i corpi di Damiano David, Blanco, Mahmood, Lil Nas X, Harry Styles, ma anche di tutti noi che portiamo segni indelebili tracciati per amore, lealtà, ribellione o semplice divertimento, che si confronta chi deve creare un abito oggi.

La sfida aumenta ancora di più quando il corpo si presenta come non ce lo aspettiamo. I corpi con disabilità hanno suscitato orrore e paura nel tempo, alimentato fobie e pregiudizi e ancora oggi muovono in noi sentimenti contrastanti, finendo a volte per renderci impacciati nel relazionarci e nel confrontarci in modo diretto con le persone percepite come “diverse da uno standard” o “mancanti di qualcosa”.
Nel 2019, in occasione del 60° anniversario di Barbie, Mattel dedica una bambola (versione sportiva, elegante e casual) a Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, nell’ambito del progetto “Shero”, in una logica di superamento delle barriere e degli stereotipi, di ispirazione per le nuove generazioni. Lungi dal nascondere le proprie protesi, Bebe appare sulla copertina di Vanity Fair insieme a Federica Pellegrini, in uno scatto visionario firmato dall’artista Maurizio Cattelan, sfila alla Milano Fashion Week indossando stivali rosa al ginocchio decorati con il volto di Jigglypuff, personaggio dei Pokémon e al Festival di Cannes sul red carpet sfoggiando abiti che Dior ha pensato per mettere in risalto le sue protesi, e celebrare la bellezza autentica e l’inclusività.

I ragazzi non vedenti che incontriamo al MART di Rovereto e a Sight City a Francoforte, nell’ambito dei workshop pensati dalla Fondazione M-Cube per sviluppare prodotti e servizi inclusivi, sono invitati a sperimentare una gamma di tessuti con il tatto e l’olfatto, ad ascoltarne le storie collegate come quella dei Jeans, ma anche a disegnare abiti e a progettarne dettagli e caratteristiche, elementi che permetteranno a loro di riconoscere i propri abiti nel guardaroba e di amarli, nonostante non li possano vedere.

Nel frattempo, ci confrontiamo a Berlino con una delle più grandi ed interessanti comunità Queer, e questo apre per noi un’ulteriore questione. Partecipiamo ad eventi in cui i movimenti body positive e body neutrality internazionali promuovono l’accettazione di ogni tipo di corpo senza standard estetici rigidi. La loro idea di “corpo come casa” ci aiuta a capire meglio come il corpo non sia solo un contenitore fisico, ma la sede primaria di esperienze, identità e relazioni con il mondo. I loro sono corpi trasformati, in cambiamento, a volte solo vestiti e raccontati in modo diverso. I nuovi coutier sono chiamati a confrontarsi con costruzioni sociali e culturali piuttosto che con realtà biologiche immutabili, con un rito che richiede tempo e attenzione e non solo con una routine. E il modo in cui una persona queer si veste, si trucca o si pettina non segue regole fisse: è un’espressione personale, politica, artistica attraverso una moltitudine di pratiche.
Da qui sono nate logiche e tendenze della drag culture – come parodia, celebrazione, esasperazione del genere – ma anche il genderless / agender fashion, il camp e la teatralità alla Susan Sontag, gli stili punk, rave, club kid, gotico, anni ‘90, o Y2K.

E infine planiamo nei Metaversi e nei videogame, perché la Fondazione M-Cube, in questi mesi, ne sta sviluppando tre. Qui la moda veste corpi immateriali, multiforma, in continua evoluzione e metamorfosi. Bradley Quinn, nel suo “Fashion in the Metaverse” ci accompagna a capire meglio il momento presente – tra realtà aumentata, realtà virtuale e mista, AI e blockchain -, in cui le innovazioni tecnologiche stanno ispirando designer, marchi e consumatori a pensare al di là dell’abbigliamento convenzionale nel mondo fisico e a creare nuove relazioni con gli indumenti digitali all’interno di spazi virtuali 3D. In questa dimensione, in cui stanno prendendo forma nuove professioni, il fashion artist ha un posto assicurato.

Abbiamo molto da imparare e il panorama di fronte a noi é sicuramente sfidante, ma sono tutte queste le mode che, con la Fondazione M-Cube, vogliamo raccontare e realizzare alla Fashion Heritage Academy.

La Fashion Heritage Academy, le nuove professioni

La Fondazione M-Cube lancia la Fashion Heritage Academy con tre corsi biennali professionalizzanti di 2600 ore ciascuno. Gli studenti potranno diventare professionisti in Haute Couturecostumisti per il teatro, il cinema e l’incredibile e sempre più ampio mercato dei cosplayfashion artist per le creazioni richieste dai Metaversi e nei videogame.

La Fashion Heritage Academy opera attraverso network importanti a livello nazionale ed internazionale. Ti consentirà di sperimentare nei lavoratori di innovazione ed effettuare tirocini professionali, grazie alle partnership siglate con aziende che stanno cercando nuovi profili professionali, proprio come quelli che formeremo alla FHA.

Potrai far pratica con la lingua inglese nel settore moda, capire meglio cosa significa modellare per “i corpi” e avrai la possibilità di aprire nuovi ponti e sguardi professionali, attraversare le culture (Oriente e Occidente), le età, le estetiche o quello che è percepito come disabilità.


SAVE THE DATE

Il prossimo 16 giugno alle ore 17.30, vieni a scoprire il nostro mondo in Corso Svizzera 185bis a Torino.
Ti aspettiamo, iscriviti all’Open Day della Fashion Heritage Academy!

Sarà un’occasione per entrare nel cuore dell’alta sartoria, l’arte dei cosplay e la frontiera ultra-contemporanea della digital fashion, conoscere i nostri docenti e i corsi offerti dalla nostra accademia.

La moda attraverso il grande schermo: Queerdi Elena Maria Casella

Continua il nostro viaggio attraverso gli schermi! In questo secondo appuntamento puntiamo i riflettori su una delle uscite più discusse del momento, un film che ha raccolto numerosi consensi confermando uno dei registi più interessanti della nostra contemporaneità. Stiamo parlando di Queer (2025) di Luca Guadagnino, uscito nelle sale italiane il 17 aprile e tratto dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs. Con il suo ultimo capolavoro, Guadagnino riafferma il potere sovversivo del suo cinema, in grado di sfidare le convenzioni e di scardinare le narrazioni dominanti utilizzando la bellezza come terreno di lotta tra repressione e liberazione.

Apparentemente una storia d’amore non corrisposto tra due anime sole, in realtà Queer è molto di più. Come afferma Guadagnino stesso ”è la storia di un’impossibilità nella possibilità”, di un profondo desiderio di connessione e tenerezza e della repressione di questo stesso desiderio per la paura di riconoscersi in qualcosa di ignoto e, pertanto, spaventoso. Con Queer ci catapultiamo in una Città del Messico trasandata, un territorio torbido dove l’abito diventa il campo di battaglia di identità instabili e desideri inconfessabiliQueer ci porta a riflettere su come, ancora una volta, il cinema utilizzi la moda non solo come ornamento per restituire un immaginario ma come vero e proprio linguaggio per raccontare il disfacimento interiore, l’ambiguità, il non detto.

In quest’occasione Luca Guadagnino crea un’opera che seduce e destabilizza, e non solo per la potenza del racconto. Il film intreccia l’estetica d’epoca con un tocco di surrealismo, dando forma ad una visione a metà tra sogno e realtà, tradizione e modernità. Ambientato negli anni Cinquanta, siamo nel pieno del boom americano che detta la nascita di un guardaroba maschile moderno e di massa che prende le mosse dalla tradizione sartoriale europea. A trasferire questa visione sui costumi è  Jonathan Anderson (stilista britannico fondatore del marchio ‘’JW Anderson’’, ex direttore creativo di Loewe e attuale direttore creativo di Dior Homme) che aveva già precedentemente collaborato con il regista per la realizzazione di Challengers (2024).

Se in Challengers lo stilista puntava a ricostruire l’immaginario del tennis in cui l’esibizione del marchio è fondamentale, con Queer Anderson coglie la sfida di ricostruire un guardaroba autentico di quegli anni in cui ogni piega, tessuto e colore diventa parte di un racconto più grande, dove la superficie riflette il tumulto nascosto.

Simbolico è infatti l’abito di lino color crema di Lee (interpretato da Daniel Craig) che via via si sgualcisce e si macchia raccontando visivamente la discesa del personaggio nell’abisso della tossicodipendenza, o ancora la camicia di un bianco puro come la cocaina che nel corso del film si sporca e si fa più scura man mano che il protagonista precipita nell’eroina. Al contempo, l’amato e sfuggente Eugene (interpretato da Drew Starkey) fluttua leggero tra camicie vaporose, maglieria sottile e pantaloni ampi che lo mantengono sempre a un passo oltre la presa, simbolo del desiderio irraggiungibile.
“I wanna talk to you without speaking” dice Lee. Non sappiamo se lui ci riesca o meno, ma sicuramente in Queer è l’immagine a parlare più forte di tutto, e questo grazie anche alla mano del direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom.

Già noto per aver curato la fotografia di gran parte della filmografia di Guadagnino, Mukdeeprom è un artista capace di trasformare ogni inquadratura in un quadro che respira da solo. Ogni scena diventa un frammento pittorico sospeso tra il reale e l’onirico: il sudore sulla pelle, i tessuti sgualciti, le ombre che divorano i volti. Tutto parla, tutto costruisce un immaginario sensoriale che ci trascina nell’abisso insieme ai protagonisti.

Il film ci ricorda che il vero scandalo non è il corpo nudo, ma l’anima che si lascia intravedere. È lì, in quella vulnerabilità esposta, che Queer trova la sua forza dirompente. E lo fa con un’estetica che seduce e destabilizza allo stesso tempo, capace di attrarre lo sguardo solo per poi strapparlo via, lasciandoci disorientati e, forse, un po’ cambiati. Alla fine della visione, resta la sensazione di aver attraversato un sogno febbrile in cui niente è come sembra e tutto racconta una verità più profonda.

FMC // Maggio 2025. Risultati e progetti in corso

SUPERHEROES – FROM ANTIQUITY TO CONTEMPORARY
Inaugurata il 29 maggio al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, la nuova mostra a cura di Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Un viaggio iperdinamico e super-pop attraverso la storia degli eroi del passato e del presente. La mostra esplora quali tipi di modelli di supereroi si possono trovare nei miti e nelle leggende antiche. I visitatori possono seguire l’evoluzione dei supereroi sia in ordine cronologico che tematico.

GLEAM, i workshop in blind-mode tra Rovereto e Francoforte
Prosegue lo sviluppo del progetto GLEAM – Game to Learn and Enable Accessibility through Modern Mythology (piattaforma XR4ED), attraverso i workshop di co-design e testing con le scuole e un gruppo target di utenti non vedenti e ipovedenti. L’attività a Rovereto, il 6 maggio, ha coinvolto più di 30 persone, in un’esperienza in cui anche i vedenti si sono messi nei panni di chi non può utilizzare la vista per accedere alla visita tattile di una selezione di opere proposta dal MART, e ai tessuti e alla app in sviluppo presentate dalla Fondazione M-Cube NEEEU GmbH. La partecipazione alla più grande fiera al mondo per non vedenti, Sight City, a Francoforte ha inoltre permesso di verificare le meccaniche di gioco con nuovi gruppi test e di confrontarsi con sviluppatori e innovatori in materia di contenuti, strumenti e strategie per l’inclusione… anche in materia di gaming, fisico o virtuale.

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).


SEE THE INVISIBLE, i primi risultati e i prossimi step
In conclusione la prima fase del progetto See the Invisible realizzato da Chiara Masiero Sgrinzatto con la Fondazione M-Cube e in collaborazione con la New York Institute of TechnologyNel nostro mondo e nella storia, alcune città hanno acquisito un potente fascino mitologico che le ha trasformate in “città eterne”, icone del passato, orgoglio del presente e simulacro di se stesse nel futuro. Le città “del mito” – ed il loro vantaggio competitivo – possono essere comprese meglio indossando un paio di occhiali nuovi, capaci di rivelare “la magia” delle cose, degli accadimenti e delle storie legate a quei luoghi, elementi intangibili, capaci di superare i limiti del tempo. Tra Novembre 2024 e maggio 2025, New York è stata la prima città target, base per lo sviluppo del format di indagine scientifico-artistica e del modello di AI. All’interno della Grande Mela – assurta essa stessa a icona – Il progetto ha permesso di rappresentare 12 location e 4 elementi simbolici, considerati iconici ed insieme a questi circa 30 elementi dalla Mitologia Moderna (cinema, comics, videogame, fashion, sport) che hanno reso quei luoghi straordinariamente potenti e attrattivi, di implementare e testare un modello phygital da applicare nei prossimi step alle altre “città mito”.

RICERCA
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti. Approvati due contributi scientifici legati al progetto See the Invisible, che verranno presentati tra novembre e dicembre a SiGraDi 2025, la conferenza su “Meta-Responsive Approaches in Architecture, Art, Design, and Sciences”, a Cordoba (Argentina) e all’evento GDI 2025 Green + Digital + Intelligent Built Environments a Auckland (New Zealand). Candidato un nuovo short paper e il prototipo di mostra “Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning“ per la partecipazione alla XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital, a settembre, a Berlino.


FMC #01

29.04.2025

Manifesto davanti al MoMA - NYC raffigurante una bocca aperta con apparecchio odontoiatrico e frase "close your eyes and pretehend I'm the MoMa Lisa"
FMC // maggio-giugno 2025 – I nostri prossimi eventi

05.05 / GLEAM – workshop #2 al MART (Rovereto)
Una giornata di co-design e testing aperta agli studenti, insieme ad un gruppo di utenti non vedenti – ipovedenti, in collaborazione con il MART, Oriente Occidente e la Cooperativa Abilnova, tra arte da esplorare tattilmente e (video)games

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

https://www.mart.tn.it

21-23.05 / GLEAM – workshop #2 alla SightCity Frankfurt (DE)
Tre giorni di alpha testing del nuovo (video)gioco, aperto al pubblico,  insieme a NEEEU GmbH e con la presenza di utenti non vedenti o ipovedenti.
https://sightcity.net/en/home 

24.05 / Il corso in Mitologia Moderna ad HTW-Berlin (DE)
La FMC inizia la seconda edizione del corso in Mitologia Moderna a Berlino, con un focus dedicato ai musei, nuovi incubatori di modelli di business e nuove professioni di valore internazionale.

29.05 / From Antiquity to Contemporary a Tampere (FI)
Dopo il successo della mostra THE MYTH OF SUPERHEROES presso il Comicon Museum a San Diego, la FMC inaugura il nuovo capitolo al Vapriikki Museum
https://www.vapriikki.fi/en/exhibition/superheroes-from-antiquity-to-contemporary/ 

31.05 / YUNKA Festival (Monterenzio – BO)
FMC presenta la sua ricerca sui biomateriali e la stretta connessione con la natura. Piante, animali, batteri, sono loro i supereroi che regolano la nostra vita.
https://yunkafestival.it 

07.06 / Dua Lipa agli I-Days, Milano 
All’Ippodromo SNAI La Maura per il concerto della diva Pop, amata dai più grandi designer di moda e protagonista indiscussa della scena musicale post-pandemic.
https://www.idays.it/artista/65/dua-lipa

11-14.06 / NOVA ROCK (Pannonia Fields,  Nickelsdorf – AT)
Quattro giorni a contatto con i miti del mondo della musica – Slipknot, Korn, Linkin Park ed Electric Callboy in uno dei più grandi eventi rock d’Europa, FMC insieme alle communities.
https://www.novarock.at/en 

16.06 / FASHION HERITAGE ACADEMY * Open Day * (Torino)
Dalle 17.30 presso il Centro Piero della Francesca, insieme ai coordinatori e ai docenti della nuova Accademia, la FMC ti aspetta per farti scoprire le professioni del presente e del futuro
Registrati per partecipare qui

17.06 / GLEAM – workshop #2 al Museo Nazionale del Cinema (Torino)Una giornata di co-design e testing insieme ad un gruppo di utenti non vedenti ipovedenti, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, Tactile Vision, UIC, tra cinema da esplorare attraverso il suono e (video)games
https://www.museocinema.it/

Lavorare nel mercato della Moda. Il collegamento con le imprese del territorio piemontese

Con l’avvento del prêt-à-porter, intorno agli anni Sessanta del ‘900, le maestranze sartoriali torinesi e piemontesi in genere avviavano un’opera di conversione su piano industriale, passando dalla confezione su misura alla produzione in serie. In questo panorama particolarmente felice per il settore, il Piemonte confermava in quel momento la sua eccellenza nel tessile con una mappa estesa che toccava i lanifici biellesi, i cotonifici chieresi (dai quali proviene una particolare tela grezza esportata negli Stati Uniti con il nome di “jeans”) e l’albese, con la nascita dell’azienda Miroglio. La creazione di Facis, azienda dedicata all’abbigliamento maschile in serie, successivamente ampliata nel colosso Gruppo Finanziario Tessile (GFT) portava il Piemonte ai vertici manifatturieri della moda italiana.

Nel periodo di massima espansione di GFT, tra gli anni Ottanta e Novanta, l’azienda produceva alcuni dei più importanti brand del panorama del fashion design italiano e francese, tra cui Giorgio Armani, Valentino, Emanuel Ungaro, Claude Montana. Il fallimento di GFT alla fine degli anni Novanta decretava, tuttavia, il collasso di tutto l’indotto produttivo piemontese, che contava centinaia di maestranze sartoriali satelliti del Gruppo, sparse su tutto il territorio. 

Nonostante il graduale declino del settore il DNA manifatturiero di alta gamma di Torino e del Piemonte è sopravvissuto nel tempo e gran parte del know-how non è andato totalmente perduto. Ne sono conferma i poli produttivi del Gruppo Kering (Gucci, Saint-Laurent, McQueen) e dei brand Valentino e Versace, recentemente stanziatisi nella regione e in continua espansione. Tutte queste aziende sono alla ricerca di un patrimonio intangibile che lontano dal design – ormai totalmente stanziato a Milano – è identificato nelle figure di sarta/o, modellista e altri operatori tessili provenienti da scuole di alta formazione.
La possibilità aperta dalla Fashion Heritage Academy di esplorare anche la moda nel mondo digitale e tecnologico, mette le basi per una collaborazione interessante con il Competence Center di Torino e la rete dei FabLab.

Impatto atteso, i profili che formiamo

La Fondazione M-Cube mira a rispondere alla richiesta di un mercato sempre più globale, ma al contempo sempre più impoverito delle competenze e delle maestranze umane. Nell’epoca in cui l’AI e la robotica stanno conquistando spazi importanti non solo nella produzione ma anche nei processi creativi, diventa fondamentale allenare menti e mani affinché l’arte e l’ispirazione di cui siamo capaci, non vada perduta.

La Fashion Heritage Academy consentirà di stabilire partnership importanti con le aziende già operative nel settore della moda, ma anche di dialogare con brand internazionali e soprattutto di ripensare al “mestiere della moda”, guardandolo da nuove prospettive, scoprendo nuovi materiali, logiche e approcci. L’insegnamento della lingua inglese e della conoscenza “dei corpi” mira ad aprire nuovi ponti professionali, capaci di attraversare le culture (Oriente e Occidente), le età, le estetiche o quello che è percepito come disabilità.

La Fashion Heritage Academy consentirà di effettuare tirocini presso le aziende, grazie alle partnership siglate con l’obiettivo di supportare la risposta a necessità reali del mercato e la formazione di profili professionali coerenti. Al contempo, il rapporto con le aziende, consentirà di trasferire a queste la conoscenza e l’innovazione sviluppate a livello sperimentale nella Fashion Heritage Academy – vera e propria sandbox – insieme agli studenti e ai professionisti.

Lo sguardo sul futuro è reso particolarmente solido attraverso il corso in Digital Fashion: con poche unità di alto livello già attive su questo tema nel mondo, l’Academy porterà a Torino competenze e maestranze internazionali e con loro input fondamentali per stimolare innovazione e primato anche  nel territorio piemontese. La moda legata alla tecnologia e ai mondi digitali, apre un ulteriore fronte di collaborazione con le aziende che operano oggi nel mondo delle piattaforme, dei videogiochi, delle sfilate online e dei metaversi, spesso alla ricerca di competenze ancora tutte da costruire.
Infine, la Fashion Heritage Academy offrirà ai professionisti del settore già formati, la possibilità di accedere a moduli specialistici, funzionali a potenziarne le competenze o a pensare una ridefinizione della propria operatività nelle nuove filiere di questo settore.

La moda attraverso il grande schermo. Funny Face (a cura di Elena Maria Casella)

Parte oggi la nuova rubrica Cinema/TV: uno sguardo al mondo della moda attraverso gli schermi. In questo nuovo appuntamento mensile esploreremo insieme l’intersezione tra moda e media, analizzando film e serie TV che hanno segnato (e continuano a segnare) il nostro modo di vedere il mondo. Vedremo come le immagini in movimento raccontano e costruiscono la nostra cultura visiva, lasciando un segno nel nostro immaginario collettivo. Iniziamo questo viaggio con un classico senza tempo che ha ridefinito l’eleganza e ha trasformato Parigi in una passerella: Funny Face (1957) di Stanley Donen.

Nell’era di Instagram e TikTok, dove le tendenze nascono e muoiono nel giro di un post, alcuni stili resistono al tempo. Pensiamo al look total black, al cappotto oversize o al fascino intramontabile della Parigi chic: tutti elementi che il film Funny Face ha contribuito a rendere iconici. Ma perché un film di oltre 60 anni fa continua a ispirare stilisti, fotografi e influencer? La risposta sta nell’incontro perfetto tra cinema, moda e arte.

Funny Face è molto più di una commedia musicale: è un manifesto di eleganza senza tempo. Il film segna una delle collaborazioni più celebri tra cinema e haute couture, grazie all’incontro tra Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy. Il designer francese, già artefice dello stile raffinato dell’attrice in Sabrina (1954), firma in questa occasione alcuni dei look più iconici della storia del cinema, dal cocktail dress al sontuoso abito rosso sfoggiato al Louvre.

Ma la magia del film non si ferma agli abiti di Givenchy e ai costumi della grande Edith Head: Funny Face è un omaggio al leggendario fotografo Richard Avedon, artefice del salto di qualità nella fotografia di moda che da statica divenne un racconto dinamico, portando le modelle fuori dagli studi e ambientando gli scatti in contesti urbani. Un approccio simile è evidente nel film: la moda non è solo esibita, ma “vive” nei luoghi più emblematici di Parigi. Non a caso, è proprio Richard Avedon a curare le immagini promozionali del film, consolidando il legame tra cinema, moda e fotografia. 

In Funny Face la moda diventa parte integrante della narrazione. L’intera trama ruota attorno all’industria della moda e Parigi diventa lo sfondo ideale di una trasformazione interiore e non solo. La protagonista, Jo Stockton (interpretata da Audrey Hepburn), appare inizialmente con un look semplice – pantaloni a sigaretta, dolcevita nero e ballerine – ma viene presto risucchiata nel glamour dell’haute couture. La moda diventa il linguaggio attraverso cui Jo esprime una nuova consapevolezza di sé e del mondo in cui sta vivendo. Ogni scena è studiata per valorizzare il potere comunicativo degli abiti. Dai set fotografici iper-stilizzati alle sfilate improvvisate nei luoghi chiave di Parigi. Il film celebra la moda come arte, sogno e status symbol

Dal punto di vista tecnico, Stanley Donen sfrutta il Technicolor per esaltare i tessuti, i colori e i volumi, trasformando Funny Face in un vero e proprio magazine di moda in movimento. Emblematica è la famosissima sequenza “Think Pink” (visualizzabile al link Funny Face “Think Pink”) che celebra il colore come simbolo di energia, modernità e seduzione.

La sequenza porta inoltre con sé una riflessione più profonda sul mondo della moda e sul problema della creazione e diffusione del trend: la scena vede la direttrice della rivista di moda (interpretata da Kay Thompson) lamentarsi della bassa qualità del prossimo numero. E’ lei che rappresenta l’ideatrice e la promotrice di un nuovo stile e a stabilire come la donna americana (la donna moderna) dovrebbe vestirsi per essere considerata elegante, alla moda e al passo con i tempi. La creazione di un trend implica un potere di persuasione che va oltre l’abbigliamento: è una vera e propria costruzione di un’identità. 

In questa prospettiva, il magazine è il mezzo attraverso cui  il trend (il colore rosa in questo caso) viene imposto da un’élite e, successivamente, viene adottato e riprodotto dalle masse. La moda, quindi, non è più solo un atto di espressione individuale, ma diventa un processo di produzione sociale, un gioco di potere in cui la direzione artistica e l’influenza culturale definiscono cosa sia “moderno”, ‘’cool’’ e “di tendenza”. In un’epoca in cui le tendenze nascono e si esauriscono rapidamente sui social media, dove i contenuti che ci appaiono su Instagram e TikTok dettano le mode e le consumano in tempo record, Funny Face ci invita a riflettere su come, sebbene i trend possano cambiare e i media evolversi, il meccanismo di produzione e distribuzione della moda come linguaggio rimane sorprendentemente simile. 

Il film continua a ricordarci che dietro ogni tendenza c’è una visione, un’idea e un atto di creazione che può attraversare decenni e resistere al tempo, questo grazie anche all’aiuto del cinema, uno spazio privilegiato dove la moda può affermarsi come arte, come cultura e linguaggio capace di sedimentare desideri e visioni. E proprio perché lavora con l’immagine in movimento, il cinema riesce a dare alla moda non solo una forma, ma anche un’anima, qualcosa che le tendenze fugaci, per quanto virali, difficilmente riescono a costruire.

FMC // aprile 2025 – Risultati e progetti in corso

GLEAM
Finanziato tra i migliori 20 progetti dal programma Horizon Europe nell’ambito dello sviluppo della piattaforma XR4ED, GLEAM – Game to Learn and Enable Accessibility through Modern Mythology, è in corso di sviluppo.
Il progetto vede NEEEU GmbH, azienda tecnologica berlinese come capofila e la Fondazione M-Cube come partner, vede il MART (Rovereto) e il Museo Nazionale del Cinema (Torino) come sedi italiane per i workshop di co-design con persone non vedenti e ipovedenti.  Obiettivo primario di GLEAM è quello di sviluppare un (video)gioco inclusivo collegato ai mondi della Mitologia Moderna, agli ambiti museali e della formazione, che riunisca persone con disabilità visiva e persone normodotate intorno a una sfida comune, creando così un ponte tra queste due sfere ed integrando tecnologie quali l’audio spaziale, l’audio aumento e gli stimoli tattili.

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

SEE THE INVISIBLE
Il progetto See the Invisible si concentra sull’interazione tra realtà e mito nelle città come Londra, Parigi, Roma, Tokyo, New York, o Venezia, il cui fascino e iconicità trascendono il tempo, rendendole delle “Città Eterne”. La ricerca, condotta da Chiara Masiero Sgrinzatto nell’ambito del programma transatlantico NGI Transatlantic Enrichers per la Fondazione M-Cube e in collaborazione con il New York Institute of Technology porterà allo sviluppo del prototipo basato sulla città di New York City.
Il progetto combina panorami disegnati a mano a 360° e algoritmi di AI generativa immersiva per esplorare l’interazione tra umani e macchine e affrontare, comprendere e rappresentare soggetti complessi nello spazio e nella loro evoluzione nel tempo. 

THE MYTH OF SUPERHEROES
La mostra “The Myth of Superheroes”, curata da Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti, racconta la storia di una serie di personaggi sovrumani: come la loro comparsa sia stata influenzata dai racconti, dalle poesie e dall’estetica delle culture antiche, che, combinati con le storie moderne, hanno dato origine ai supereroi che conosciamo oggi. Il fumetto di Superman, pubblicato per la prima volta nel 1938, è stato l’impulso iniziale per l’ascesa di questi nuovi eroi. Negli ultimi cento anni, comic artist e scrittori hanno creato mondi sempre più incredibili, partendo da un media originariamente pensato per l’intrattenimento dei bambini, poi evolutosi in un mezzo di espressione originale e una forma d’arte contemporanea.
Partita nel settembre 2024 al Comic-Con Museum di San Diego (U.S.A.), “The Myth of Superheroes” si sposta a maggio al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, per poi proseguire il suo viaggio intorno al mondo in altri musei in fase di definizione.

SUPERHEROESHa un taglio più pop e ludico rispetto a “The Myth of Superheroes”, la mostra semplicemente intitolata “Superheroes”, curata da Alain Bieber al NRW Forum di Düsseldorf (Germania), con prestiti dalla collezione di Fabrizio Modina. Gli allestimenti in Technicolor supersaturi imprimono all’esposizione una precisa impronta estetica mutuata dal linguaggio grafico dei comics e la narrazione del percorso è improntata soprattutto sull’impatto della figura del supereroe nel tempo presente. Dalla condivisione di valori universali a quelli LGBTQ+, i semidei moderni (e le loro nemesi) diventano lo specchio in cui si riflettono i grandi temi sociali, resi accessibili grazie alla semplificazione dell’interazione con il lettore. La mostra, che ha riscontrato un enorme successo di pubblico, tanto da essere prorogata già nei primi mesi di apertura, si concluderà a maggio, per poi spostarsi in altri musei tedeschi.

RICERCA
Presentata per la pubblicazione il paper We’ll Meet Again. A research between heterotopias and immersive panoramas in the videogame sector.
La ricerca ha permesso di indagare come il mondo dei videogiochi si relazioni a tematiche complesse come il suicidio giovanile e quali strumenti utilizzi per generare coinvolgimento e aprire una discussione con il pubblico più giovane o con le fasce fragili della popolazione.
Lo studio ha considerato come caso pilota il videogioco We’ll Meet Again, sviluppato da Tiny Bull Studios, e si è concentrato su due principali dimensioni progettuali: l’esplorazione urbana (UrbEx) e l’uso di panorami a 360 gradi disegnati a mano. Il lavoro, di natura multidisciplinare, ha permesso di approfondire aspetti legati alla psicogeografia, alla sociologia e alla geometria, che spesso, senza essere percepiti in modo consapevole, influenzano il nostro punto di vista, la percezione dello spazio in cui viviamo e il nostro stesso modo di pensare.

NUOVI PROGETTI
Candidati in risposta alle call dei Programmi Horizon e Creative Europe quattro  nuove proposte progettuali:

<EI>Museums<AI> Understanding Emotions in Phygital Environments. Setting up through Emotional Intelligence & Artificial Intelligence. Implementing New Tools for the Museum Sector

Capofila Politecnico di Milano

<EI>Art<AI> Understanding Emotions in Phygital Environments. Performing by Emotional Intelligence & Artificial Intelligence. Implementing Tools for the Audiovisual Sectors
Capofila Politecnico di Milano

EUROPEAN ARTIST BANK
Capofila SINUS (DE)

ENCOMPASS Expanding Networks across Cities and Organisations around Music to Promote Alternative Sustainable Systems
Capofila Turismo Vivencial (ES)