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FMC #05

08.2025

FMC // September & October 2025. Our Upcoming Events

08.09 + 09.09 / I nuovi workshop blind al MART di Rovereto e a Torino

Siamo pronti per i nuovo workshop al MART di Rovereto e presso la nostra Academy a Torino.
In occasione del 45° Festival organizzato da Oriente Occidente, testeremo la beta version del gioco STATUS QUⒺST insieme agli utenti non vedenti, ipovendenti e vedenti e al nostro partner Inventivio. Il workshop  sarà aperto al largo pubblico con la possibilità di sperimentare le meccaniche di gioco ed il dispositivo tattile Tactonom.
Il workshop si sposterà quindi a Torino presso il Centro Piero della Francesca, per l’incontro con le comunità piemontesi, al fine di raccogliere ulteriori feedback e apportare gli ultimi ritocchi al prototipo.
I workshop sono aperti a tutti, vedenti, non vedenti e ipovedenti, dai 12 ai 90 anni.  Diventa game tester…Iscriviti!

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

15.09 / I nuovi corsi all’Università di Torino
Iniziano a settembre i due nuovi laboratori della Fondazione M-Cube presso il Dipartimento di Studi Umanistici / Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino. I  laboratori – con focus Modern Mythology & Communication Design – mirano a formare esperti nelle pratiche della comunicazione e delle narrazioni per le Imprese Creativo Culturali. Queste figure potranno tradurre le tendenze e i dati emergenti in comunicazione culturale innovativa, imparare a rivolgersi alle diverse generazioni, con maggiore consapevolezza, apertura mentale e senso critico.

21.09 / La premiazione alla Scuola Internazionale Di Comics
La Fondazione M-Cube consegnerà i premi agli studenti che hanno realizzato i tre migliori corti animati sulla Mitologia Moderna. Sarà anche il momento per lanciare la nostra nuova rassegna che porterà sui vostri social un video originale alla settimana, e ci accompagnerà nei prossimi mesi.

25-26.09 / XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital (Berlino)

Saremo a Berlino a fine settembre, con il progetto Eternal Cities / See The Invisible. Presenteremo il nostro nuovo paper scientifico Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning di Emanuela Zilio e Chiara Masiero Sgrinzatto e allestiremo la mostra demo Crafting Immersive Showcases Hybrid Tools for Phygital Storytelling. MultipliCity and See The Invisible presso il Kulturforum.
Ti aspettiamo il 25 settembre al Kulturforum di Berlino!

21.10 / THE MYTH OF SUPERHEROES

Si sdoppia presso l’Archäologisches Museum di Amburgo, la grande mostra sulle radici mitologiche greco-romane dei Supereroi contemporanei, curata da Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Dopo l’anteprima a San Diego (U.S.A.), la mostra madre è attualmente al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia e sarà aperta fino al 18 gennaio 2026.
L’edizione speciale pensata per la Germania, propone un continuo alternarsi di analisi tra passato e presente, esplorando le diverse tipologie di archetipi di supereroe presenti nei miti e nelle leggende antiche.

Dolce&Gabbana. Il futuro della moda, tra mani e cuore

by Fabrizio Modina

Che la moda francese sia morta da almeno un decennio se ne sono accorti solo gli storici del settore, dal momento che il cadavere continua ad essere esposto in bella vista, imbalsamato a festa con le piume e le paillettes.
Questo succede quando tutto il sistema è nelle mani di una sola persona, la quale, fagocitando Maisons con appetito bulimico, ha decretato che la moda non deve essere più invenzione ed evoluzione (e per questo, anche rischio), ma un’industria del logo posticcio, dove tutto deve valere di meno e costare di più.

All’ombra di questo Imperatore, il settore in Italia è in prognosi riservata, ma fa del suo meglio per resistere.

Dei tre Re Magi storici, uno ha abdicato, uno è morto vent’anni fa e l’ultimo è troppo anziano per essere ancora rilevante a livello creativo. In questo panorama desolante, il lavoro di Domenico Dolce e Stefano Gabbana ci sembra una boccata di ossigeno che ci parla di bellezza, cultura, saper fare e, soprattutto, indipendenza.

Se è vero che Giorgio Armani è stato il maggiore contributore alla creazione dell’immagine e della struttura della moda italiana con Milano caput mundi a partire dagli anni Ottanta, è innegabile il boost che Dolce e Gabbana hanno dato a questo concept, spostando l’attenzione al Sud e in particolar modo sulla Sicilia, divenuta la loro ragion d’essere.

Il sogno di un Paese dove vivono uomini e donne bellissimi, dove la frutta ha un profumo più intenso e il cibo è culto, dove il sole e il mare sono eterni e la storia e la fede sono entrambe arte, è il risultato dell’opera decennale dei due designer, che attraverso le loro collezioni e le loro campagne pubblicitarie, hanno contribuito a trasmettere un’immagine di positività dell’Italia nel mondo, incentivando non solo il mercato della moda, ma del turismo stesso. Lei, lui, il mare, l’estate, Capri: mentiamo a noi stessi se ci riteniamo immuni a questo incantesimo.

L’operazione di valorizzazione del territorio è divenuta particolarmente incisiva da quando Dolce e Gabbana hanno deciso di lanciarsi a capofitto nell’avventura dell’Alta Moda, imponendosi un’unica regola: non sfilare a Parigi. Così, sfidando l’autorità storica (e a tratti arrogante) della centralità dell’Haute Couture, i due hanno iniziato un Gran Tour italiano, portando le loro passerelle di altissima sartoria femminile e maschile in Sicilia, in Sardegna, a Venezia, a Roma, uscendo dai Palais per colorare le piazze, rompendo schemi che parevano inattaccabili.

Questo nuovo modus operandi ha inevitabilmente coinvolto tutto il carrozzone delle star internazionali da prima fila, le quali sono state invitate, non solo a partecipare alle sfilate, ma ad apprezzare le bellezze locali, con funzione di trigger per un nuovo turismo di alta gamma che ha avuto immediata ricaduta sull’economia delle location coinvolte. Siracusa batte il Grand Palais 10 a 1.

Lo spirito che ha guidato questo coup d’état nei confronti dell’Haute Couture è ben decifrabile nella mostra itinerante Dal Cuore alle Mani – Dolce & Gabbana che, partita da Milano, è stata portata a Parigi, a Londra e a Roma, con risultati, in termini di bigliettazione, decisamente trionfali. Lo sconforto di un sistema di grande mostre della moda allestite prevalentemente tra Parigi e Londra, è stato finalmente vinto grazie ad un rilevante investimento fortemente voluto dai due designer, non soltanto come retrospettiva del proprio lavoro, ma, soprattutto, come devoto omaggio al DNA di bellezza, cultura e saper fare dell’Italia.


Poco importa che gli abiti delle collezioni di Alta Moda e Alta Sartoria siano più in bilico sul costume teatrale che sulla soirée: i vetri di Venezia e le ceramiche di Caltagirone, le colonne doriche di Agrigento e i velluti de La Scala, gli ori del Vaticano e le dame di Firenze, si posano sui manichini diventando arte che evoca arte, in un viaggio millenario dove i veri protagonisti non sono Domenico e Stefano, ma le persone che hanno tessuto, tagliato, cucito, ricamato, dipinto, seguendo le loro indicazioni. Un patrimonio umano a rischio di estinzione che deve essere protetto e valorizzato con massima priorità.

Per me lo stile italiano si identifica in tre cose: senso della tradizione, rispetto delle proprie radici e approccio sartoriale verso la moda” ha detto Domenico Dolce in una recente intervista, un punto di vista che, come Fondazione M-Cube e Fashion Heritage Academy, condividiamo appieno. Nel momento più buio della storia della moda, dove ai giovani talenti non viene concesso di esprimersi e gli imperi si costruiscono vendendo a caro prezzo borse di plastica, dove i giornali ci dicono che il “brutto” è chic e Balenciaga è diventato un brand di streetwear, Domenico e Dolce non si arrendono e perseverano nella ricerca di una bellezza che, prima dell’esteriorità, è costruita sulla cultura storica e sull’espressione del Genius loci.

La moda, professione in evoluzione

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!
In arrivo da settembre le nuove puntate di Doppia Zip.

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Con “Estetiche Algoritmiche”, Girta e Fabrizio Modina ci portano a ragionare
su come i social media si inseriscono nello scenario della moda,
come lo trasformano e su chi sono i nuovi personaggi in gioco.
Che fine fanno identità e significati nella frenesia dell’algoritmo?
E dove finiscono le subculture?

Seguici per non perderte i prossimi episodi!

Scopri la FASHION HERITAGE ACADEMY
300 ore di specializzazione per i professionisti

Contatti & Info

educational@fondazionemcube.it
Segreteria +39 392.6328942 // Mon to Fri – 14.00-16.00

La moda attraverso il grande schermo: Triangle of Sadness curated by Elena Maria Casella

Nel cuore di questa estate non si può non citare una delle crociere più paradossali del cinema… e no, non è TitanicAd agosto la nostra attenzione si sposta su Triangle of Sadness, film diretto da Robert Östlund, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2022.

Un viaggio che inizia tra casting di moda, passerelle stilose, sorrisi instagrammabili e cene sfarzose e che, a partire dalla sala lussuosa di uno yacht, si trasforma presto in una deriva grottesca e nauseante. Il naufragio, infatti, condurrà i protagonisti su un’isola deserta in cui ogni gerarchia sociale verrà ribaltata mettendo in mostra tutte le fragilità del sistema capitalistico odierno e dei suoi miti contemporanei.

Il titolo del film è una dichiarazione di intenti. Il ‘’triangolo della tristezza’’ indica quella piccola ruga d’espressione che si forma tra le sopracciglia e che, come ci ricorda la chirurgia estetica, può essere facilmente eliminata con una iniezione di botox. Non a caso, il protagonista Carl, giovane modello, si sente consigliare proprio questo “ritocco” durante un casting da uno degli agenti. L’apparenza diventa il primo campo di battaglia: la ruga è la metafora di una società che non tollera il segno del tempo o della fragilità, preferendo sostituirlo con un simulacro di perfezione sempre meno naturale. Emblematica è anche la scena del casting in cui a Carl e agli altri modelli viene chiesto di cambiare espressione a seconda del marchio che devono rappresentare.

Sorrisi ampi e friendly per H&M, sguardi seri e distaccati per Balenciaga in quanto ‘’più un brand costa, più bisogna che se la tiri’’. In una semplice sequenza si condensa la distanza tra fast fashion e brand di lusso che non riguarda tanto i tessuti, la qualità, la manodopera, quanto la narrazione simbolica che ogni brand costruisce intorno a sé.

Accanto a Carl troviamo la fidanzata Yaya che vive la moda da un’altra angolazione, quella della modella-influencer. La sua sfilata mette in scena un corpo femminile esposto al duplice sguardo della passerella e dei social network. In questa dinamica, il vero capitale di Yaya non è l’abito che indossa ma l’immagine che può diffondere online, la capacità di generare visibilità, like e followers. Östlund coglie così la mitologia contemporanea dell’influencer: una figura sospesa tra glamour e precarietà, capace di accumulare potere attraverso la propria immagine rimanendo pur sempre fragile e vincolata all’algoritmo e all’attenzione del pubblico.

Durante il film il regista osserva con occhio critico le dinamiche di genere nel settore della moda portando l’attenzione sulla questione del gender pay gap e sottolineando come le modelle guadagnino il doppio rispetto ai colleghi maschi. A questo punto, la domanda si insinua spontanea: siamo di fronte (finalmente) a una conquista tutta al femminile o si tratta dell’ennesimo prodotto frutto del male gaze che continua a valorizzare il corpo femminile come merce visibile e desiderabile?

Il cuore del film è la crociera di lusso. Su questo yacht convivono oligarchi, ricchi eccentrici, magnati delle armi e altri personaggi privilegiati, ossessionati dal denaro e in cerca di visibilità. La ‘’cena del capitano’’, organizzata dall’equipaggio nei minimi dettagli, degenera presto a causa del maltempo, trasformandosi in un teatro dell’assurdo, allegoria di un lusso che implode su se stesso e divenendo parodia. A seguito del naufragio, lo status symbol e i diamanti scintillanti non basteranno a salvare i personaggi. Sull’isola deserta, a comandare diventa Abigail, l’inserviente che riesce ad accendere il fuoco  e a procurare il cibo per tutti instaurando sull’isola un vero e proprio matriarcato. Siamo di fronte ad un ribaltamento radicale in cui i ricchi perdono il loro potere mentre chi era invisibile assume centralità.

Con Triangle of Sadness, Östlund ridicolizza il lusso e, allo stesso tempo, smonta la nostra fede nel potere delle immagini: una satira che ci ricorda quanto, a volte, possano essere precarie le fondamenta su cui costruiamo i nostri miti contemporanei…

FMC // agosto 2025. Risultati e progetti in corso

NUOVI FORMAT PER VOI
Durante questa estate, insieme ai nostri collaboratori, stiamo preparando una serie di sorprese per voi… con Angela De Marco, arriverà un MAGAZINE nuovo di zecca.
Con Nicolas Casari una nuovissima RASSEGNA CINEMATOGRAFICA. Con Giorgia Casari apriremo un nuovo PODCAST per raccontare la vita reale, abbandonare i pregiudizi e trovare il coraggio di confrontarsi su tutte le questioni umane, a partire dalla Mitologia Moderna.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti con i paper scientifici e la mostra See the Invisible che verranno presentati a:

PROGETTI EU
In fase di candidatura, in collaborazione con 40 partner in Europa, USA e Nuova Zelanda, tre nuovi progetti in risposta alle nuove call Horizon.