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FMC #04

07.2025

FMC // Settembre 2025. I nostri prossimi eventi

08.09 / Il nuovo workshop blind al MART di Rovereto e Torino
Siamo pronti per il nuovo workshop al MART di Rovereto. In occasione del 45° Festival organizzato da Oriente Occidente, testeremo la beta version del gioco STATUS QUⒺST insieme agli utenti non vedenti ed ipovendenti e al nostro partner Inventivio. Il workshop sarà aperto al largo pubblico con la possibilità di sperimentare le meccaniche di gioco ed il dispositivo tattile Tactonom.
Il workshop si sposterà quindi a Torino per un ultimo incontro con le comunità piemontesi, per gli ultimi feedback e ritocchi al prototipo.

15.09 / I nuovi corsi all’Università di Torino
Iniziano a settembre i due nuovi laboratori della Fondazione M-Cube presso il Dipartimento di Studi Umanistici / Scienze della Comunicazione dell’Università di Torino. I laboratori in che focalizzeranno su Modern Mythology & Communication Design mirano a formare esperti nelle pratiche della comunicazione e delle narrazioni per le Imprese Creativo Culturali. Queste figure operano quali “voci” del cambiamento, traducendo le tendenze e i dati emergenti in comunicazione culturale innovativa, pensata per risuonare per le diverse generazioni esistenti e con maggiore consapevolezza della continua evoluzione degli assi portanti del nostro mondo.

25-26.09 / XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital (Berlino)
Saremo a Berlino a fine settembre, con il progetto Eternal Cities / See The Invisible. Presenteremo il nostro nuovo paper scientifico Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning di Emanuela Zilio e Chiara Masiero Sgrinzatto e allestiremo la mostra demo Crafting Immersive Showcases Hybrid Tools for Phygital Storytelling. MultipliCity and See The Invisible presso il KulturForum.

Bye Bye Anna

La notizia ha fatto il giro del globo come se si trattasse di un’invasione di marziani: Anna Wintour si ritira. La super-mega direttrice di Vogue America ha annunciato di avere abbandonato il suo ruolo di editor in chief dopo una carriera iniziata nel 1988, assumendo comunque un incarico di “overview” di tutte le testate del gruppo Condé Nast, in particolare delle edizioni internazionali di Vogue.
Quindi, de facto, la signora non ha nessuna intenzione di andare in pensione.
Mi permetto di aggiungere: peccato!

Anna Wintour

Se c’è un comune denominatore nel settore della moda, e, soprattutto, del giornalismo di moda, è la sudditanza nei confronti di personaggi che hanno saputo costruire e cementare negli anni una posizione accentrante ed egomaniaca che non sempre coincide con un reale valore della propria professionalità, soprattutto se misurata nel lunghissimo periodo.

Non è necessario essere un fashion-addicted per sapere che il libro e la pellicola da questo tratto, Il Diavolo veste Prada sono direttamente ispirati a lei, resoconto di una delle sue assistenti sopravvissuta ad anni di cattiverie e soprusi. Se sul grande schermo il personaggio di Miranda Priestley, la demoniaca direttrice di Runway, ha divertito il pubblico con la sua malvagità degna da matrigna Disney, nella vita reale sfido chiunque a trovare alcunché di positivo in un dirigente che domina in un regno di terrore. 

Ricordo come, in un raro momento di lucidità generale, la signora fu fischiata a Milano qualche anno fa, per avere imposto un cambio di date alla Fashion Week perché non coincidevano con la sua agenda. Who do you think you are?, direbbero le Spice Girls.

Ma quindi chi è Anna Wintour? Un genio della storia della moda o un’abilissima manipolatrice della stampa dedita al culto di se stessa?

Innanzitutto un chiarimento: se dobbiamo identificare una figura fondamentale nel settore, a parità di ruolo, di certo questa non è lei, ma Diana Vreeland, la quale, prima su Harper’s Bazaar e dopo su Vogue, ha saputo plasmare almeno tre decenni di estetica della moda, lanciando le carriere di couturier, design, fotografi e modelle come nessun’altro prima. E neanche dopo.

Se in questi giorni di commemorazione della carriera della Regina Anna, tutti i tabloid si scomodano a celebrare il suo colpo di genio di quando abbinò una meravigliosa giacca neobizantina di Christian Lacroix con un paio di jeans sdruciti inventando lo styling moderno, pochi si domandano realmente quale è stato il suo effettivo contributo alla narrazione della moda. Chi sono i designer che ha accompagnato e lanciato? Quattro nomi su tutti: Marc Jacobs, Thom Browne, Proenza Schouler, Miuccia Prada. 

Come insegnante di storia della moda, quando mi viene chiesto di parlare di Marc Jacobs, provo un sincero imbarazzo. Parlare di cosa? Di quale invenzione? Di quale momento storico? Il nulla vestito da ottimo marketing. Thom Browne: basti dire che è il compagno di Andrew Bolton, l’algido curatore del dipartimento di Moda e Costume del Metropolitan Museum di New York, guarda caso, il braccio destro di Wintour nell’organizzazione del Met Gala. Sorvolando sugli inutili Proenza Schouler, preferisco compiere un ulteriore balzo in avanti riguardo Miuccia Prada, perché quando si parla di nomi sopravvalutati, lei merita un capitolo a sé. Il Diavolo non veste Prada a caso o per scelta.
Semplicemente, Prada si è comprata il Diavolo.

Quanto si arrabbiò il povero Gianfranco Ferrè, quando Anna Wintour stilò una classifica dei migliori designer al mondo e – chi l’avrebbe mai detto – Prada era l’unica italiana a comparire in un elenco dove abbondavano gli americani e compariva timidamente qualche francese. Niente Armani, niente Versace, niente Ferrè, niente Valentino. Una lista tanto puerile quanto drammatica nell’evidenza di una sistema ermetico e non meritocratico costruito dal posizionamento di “eletti” con funzione di compiacimento. Avere trasformato il Met Gala in una baracconata che fa sembrare il Circo Barnum una prima alla Scala, non è stato sufficiente a scalfire l’inossidabile statua di piombo con frangia e occhiali da sole. Perché Anna è Anna, ed è ancora Anna. In un momento storico in cui essere perfidi è “cool”, la Regina ha dominato debellando ogni possibile concorrente. Ma cosa succederà se la corona passerà ora a qualcuno con più talento e cortesia?
Probabilmente scopriremmo che è l’unico trend che sta bene su tutti, anche quando è fuori moda.

La moda, professione che cambia

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Con “Estetiche Algoritmiche”, Girta e Fabrizio Modina ci portano a ragionare su come i social media si inseriscono nello scenario della moda, come lo trasformano e su chi sono i nuovi personaggi in gioco.
Che fine fanno identità e significati nella frenesia dell’algoritmo? E dove finiscono le subculture?

Seguici per non perderte i prossimi episodi!

Scopri la FASHION HERITAGE ACADEMY!

Fashion Through the Big Screen: Belle de Jour curated by Elena Maria Casella

Nel pieno dell’estate 2025, torniamo a parlare di un grande classico che ha segnato la storia del cinema e della moda. Si tratta di Belle de jour (1967), frutto della collaborazione iconica tra il regista Luis Buñuel, l’attrice Catherine Deneuve e lo stilista Yves Saint Laurent.

Questo triangolo creativo ha trasformato il corpo femminile in un territorio simbolico attraversato al contempo dal desiderio e dalla repressione.
Nel cinema surrealista di Luis Buñuel il desiderio è sempre un enigma e in Belle de jour questo mistero passa proprio attraverso gli abiti. Il film non è solo un racconto di fantasie represse ma una critica all’ipocrisia borghese. E in questo scenario, la moda è ancora una volta un dispositivo narrativo e Yves Saint Laurent, che cura i costumi della protagonista, ne è il suo architetto silenzioso.

Il film narra la storia di Séverine (interpretata dalla Deneuve), una giovane donna borghese che vive con il marito medico in un mondo ovattato fatto di tazze di tè e vestaglie in seta. Tuttavia, dietro la sua compostezza si cela l’impulso a disobbedire, di infrangere le regole di un’esistenza perfettamente confezionata e per questo, ogni pomeriggio, la donna si reca in un bordello sotto lo pseudonimo di ‘’Belle de jour’’.
Il suo corpo si muove tra due vite parallele tra cui gli abiti fanno da ponte.

Per il film, Yves Saint Laurent realizza per l’attrice, nonché sua grande amica e collaboratrice, abiti con una silhouette rigida come l’iconico vestito color sabbia e i tailleur composti da gonne appena sopra il ginocchio, contrapposti ad altri più suggestivi come il famosissimo trenchcoat in vinile nero. Ogni dettaglio racconta la perfezione borghese ma anche come sotto a quella perfezione si agiti un abisso.

La teorica Eugenia Paulicelli, nel suo libro Moda e cinema in Italia (2020), parla di una vera e propria sinergia tra moda e cinema. Infatti, l’abito di Belle de jour non è solo costume, ma sceneggiatura cucita. Saint Laurent non si limita a vestire un corpo, veste la “parte sociale” di Séverine. Quando si spoglia degli abiti che la definiscono socialmente, quel gesto – che parrebbe alludere a una liberazione – si rivela, in realtà, carico di ambiguità perché anche il corpo nudo non è mai davvero libero, anzi resta sorvegliato e ancora inscritto nel codice borghese da cui lei tenta di fuggire.
Il giudizio sociale si insinua anche nell’assenza del tessuto proiettandosi sul corpo come un abito invisibile. In questo senso, la moda si fa linguaggio del “non detto” poiché l’abito, anche quando assente, continua ad agire.

La lezione di Belle de jour non si é esaurita: lo stile minimal chic della protagonista ha influenzato generazioni di designer e vive ancora oggi nei trend come il ricercatissimo look “old money” e nella nostalgia di quella femminilità elegante e trattenuta.
Ma ciò che rende immortale questo film non è solo l’estetica, bensì la sua capacità di mettere a nudo, letteralmente e simbolicamente, l’ipocrisia della borghesia e il ruolo della moda nel reggere e incrinare le sue maschere.

Luis Buñuel e Yves Saint Laurent ci regalano una potente riflessione su ciò che siamo, ciò che desideriamo e come ci è concesso apparire. Mentre Catherine Deneuve, algida e inquieta, cammina tra questi mondi con l’eleganza di chi indossa un segreto…

FMC // Luglio 2025. Risultati e progetti in corso

NUOVI FORMAT PER VOI
Durante questa estate, insieme ai nostri collaboratori, stiamo preparando una serie di sorprese per voi… con Angela De Marco, arriverà un MAGAZINE nuovo di zecca.
Con Nicolas Casari una nuovissima RASSEGNA CINEMATOGRAFICA. Con Giorgia Casari apriremo un nuovo PODCAST per raccontare la vita reale, abbandonare i pregiudizi e trovare il coraggio di confrontarsi su tutte le questioni umane.

SUPERHEROES – FROM ANTIQUITY TO CONTEMPORARY
Continua con grande successo di pubblico al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, la mostra a cura di Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Un viaggio iperdinamico e super-pop attraverso la storia degli eroi del passato e del presente.
La mostra esplora quali tipi di modelli di supereroi si possono trovare nei miti e nelle leggende antiche. I visitatori possono seguire l’evoluzione dei supereroi sia in ordine cronologico che tematico.

RICERCA & INNOVAZIONE
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti con i paper scientifici e la mostra See the Invisible che verranno presentati a: