
Frankenstein (2025)
di Guglielmo del Toro
Guillermo del Toro rincorre Frankenstein da più di dieci anni. Lo ha letto, studiato, immaginato.
Quest’anno, quella visione inseguita così a lungo ha finalmente preso forma:
un adattamento che restituisce il mito nella sua dimensione più intima, dolente e profondamente umana.
Del Toro — poeta delle ombre, archeologo del meraviglioso, artigiano di corpi impossibili —
ha rianimato Frankenstein senza tradirne il nucleo emotivo.
Non sceglie la via dell’horror trionfante né dello spettacolo gotico:
preferisce riportare la storia alla sua radice filosofica dove il mostro è niente meno
che il riflesso di una violenza umana che precede ogni atto di terrore.