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STORIES :: NYC / Gemme sul Mito, dal Metropolitan Museum of Art

Il MET non finirà mai di regalare gemme preziose, vuoi per la poderosa collezione permanente, vuoi per le temporanee sempre interessanti.

Tre le suggestioni raccolte dalla Fundatione M-Cube.
Grazie a Gillett & Parson, scopriamo che Batman ha origini ben diverse da quelle del fumetto che conosciamo. Il pur breve sodalizio tra Isaac “Frank” Gillett e Charles Paxson a Chicago, produce nel 1860 il buffo ritratto di un uomo vestito da pipistrello. Lo spaventoso mammifero notturno sarebbe diventato un costume popolare solo circa un decennio dopo, in seguito al successo internazionale di Die Fledermaus (1874), l’operetta di Johann Strauss II.

Nello stesso anno, con economia di mezzi, uno sconosciuto fotografo realizza un’affascinante still life utilizzando semplicemente uno sgabello da studio, un’asse di legno, uno stivale da donna e un pattino. Inventati nel 1700 per essere utilizzati nelle rappresentazioni teatrali, i pattini a rotelle diventeranno oggetti disponibili al pubblico solo all’inizio degli anni ‘60 del XIX secolo, con la commercializzazione di modelli migliori, simili a quello della foto qui sotto.

E’ più recente invece l’opera di Jesse Krimes, Apokaluptein: 16389067.
Si tratta di un paesaggio surreale – paradiso, terra e inferno – realizzato attraverso un collage di immagini pubblicate dal New York Times tra il 2010 e il 2013. L’artista compone l’opera su trentuno lenzuola provenienti dalla prigione in cui si trova, aggiungendovi modifiche disegnate a mano, quindi spedendole fuori dal carcere una alla volta.
Il titolo combina una parola greca (l’origine di apocalisse) che significa “scoprire” o “rivelare” con il numero dell’artista in quanto carcerato. Con una lente limitata sul mondo esterno, Krimes si affida ai giornali e inizia a notare un disallineamento tra le narrazioni giornalistiche e il simbolismo delle fotografie che le accompagnavano, incluso nel settore della moda. Riconfigurando le immagini e le relative storie in un paesaggio tripartito, punteggiato di gratificazioni e punizioni, Krimes suggerisce come le immagini possano essere usate per controllare e influenzare le persone. La nuova narrazione visiva invita a sperimentare il mondo – invertito dal trasferimento di immagini – attraverso la prospettiva carceraria dell’artista.