Con ‘arte generativa’ intendiamo “qualsiasi pratica artistica in cui l’artista utilizza un sistema – un insieme di regole del linguaggio naturale, un programma per computer, una macchina o un’altra invenzione procedurale – che viene messa in moto con un certo grado di autonomia, contribuendo o generando un’opera d’arte completa” (Philip Galanter, 2003).
Secondo questa definizione, possiamo considerare arte generativa , quella ritrovata nella grotta di Blombos, in Sudafrica: pietre incise con motivi a griglia o a tratteggio, datate a circa 70.000 anni fa.
Lo sono i pattern realizzati da Jean Truchet e Père Sébastien nel 1700…

…e anche i disegni generati dai telai di Jacquard, realizzati utilizzando per la prima volta schede forate.

Alla Discussion on Generative Art and Architecture con Casey Reas & Mario Klingemann sui Generative Systems for Art abbiamo scoperto Feral file e Botto, espressioni di un approccio in cui il software diventa nuovo strumento e nuovo co-creatore, mentre l’artista abbandona di fatto il controllo della propria stessa opera.

Feral file, fondato nel 2020 dall’artista Casey Reas e dal tecnologo Sean Moss-Pultz é uno spazio in cui artisti, collezionisti, istituzioni e pubblico possono convergere e confrontarsi sul tema dell’arte digitale.
La piattaforma – progettata per supportare il comportamento effettivo dell’arte digitale, dinamico, distribuito, spesso collaborativo -, consente ad artisti, curatori e istituzioni di presentare/curare l’allestimento di mostre con opere realizzate con il codice, interattive e evolutive.
Obiettivo finale é quello di rendere l’arte digitale qualcosa che si possa collezionare, curare e vivere ogni giorno.
Botto, lanciato nel 2021 da Mario Klingemann e il collettivo ElevenYellow, rappresenta un esperimento pionieristico nell’intersezione tra creatività algoritmica, governance collettiva e blockchain. Botto genera migliaia di immagini ogni settimana, cura mostre personali, ha vinto premi importanti, crea la sua propria sostenibilità economica attraverso la vendita delle opere nel mercato dell’arte di alto livello.
Di fatto il suo modello é costituito dalla “Botto Trinity” AI + Community + Economy. La comunità—oltre 15.000 persone—vota le opere preferite, e l’immagine più votata viene coniata come NFT sulla blockchain di Ethereum. Questo processo crea un ciclo continuo in cui l’IA apprende dai gusti collettivi e adatta la sua produzione artistica di conseguenza.
Recentemente, Botto ha superato i 350.000 dollari di vendite alla mostra personale di Sotheby’s.





