Che Peggy Guggenheim sia una figura iconica, é dato noto. Lo sono diventate anche le numerose sedi dell’omonima Fondazione, grazie alle visioni di architetti come Frank Lloyd Wright o Frank Gehry.
Scrigni del passato più vicino e del nostro contemporaneo, questi musei diventano spazi ispirazionali prima ancora che luoghi di conservazione. E’ così anche la Guggenheim di New York, in cui lo sguardo si sofferma su temi vicini alla nostra FASHION HERITAGE ACADEMY.
Anthony Akinbola, nel suo Jubilee, 2021, ci racconta della fragilità del corpo, attraverso una composizione artistica fatta di oggetti pensati per coprirlo e proteggerlo, sebbene in modo a volte quasi invisibili, come nel caso dei collant.
Artisti come Joseph Beuys sono positivi rispetto alla capacità degli indumenti di influire e modificare la vita delle persone, anche in modo profondo. Noto per il suo lavoro sugli abiti e per la sua visione radicale che combina arte, politica e vita, Beuys ci propone The Orwell Leg – Trousers for the 21st Century, 1984, un marcato ed imperfetto paio di jeans che avrebbero potuto trasformare, chi li indossava, in un cittadino migliore, meno preoccupato dello status symbol e quindi capace di prestare maggiore attenzione alle questioni civiche ed estetiche.
100 anni prima, Édouard Manet – in Woman in Striped Dress, un’opera ritrovata non terminata nel suo studio dopo la sua morte -, racconta il suo interesse per la moda, in particolare per quella femminile. L’abito a righe blu-viola prende il sopravvento sulla stessa figura della donna, attraverso poche pennellate capaci di evocare tutto.





