Se si può affermare che DC Comics abbia definito i protagonisti della Mitologia Moderna, stabilendone l’aspetto (soprattutto le calzemaglie e i mantelli) e il codice di condotta, Marvel li ha profondamente rinnovati negli anni Sessanta, rendendoli più fragili, umani, vicini al lettore e al mondo reale. Introducendo temi quali il razzismo, la droga e le identità di genere, ha anticipato di decenni questioni che solo in tempi recenti sono divenute centrali nel dibattito pubblico, prima che il tema dell’inclusione si spostasse dalla sensibilità al marketing. Sebbene esistano moltissime case editrici che hanno dato vita ai Supereroi, resta egemonico il potere simbolico dei due colossi del settore, che, dovendo gestire un’importante eredità, si impegnano a rinnovare costantemente i propri personaggi, adeguandoli al tempo che passa, alle complessità storiche e al mutare dei gusti e delle esigenze dei lettori.
Nel corso dei decenni, nelle pagine (e sulle copertine) dei comics di Supereroi sono stati trattati temi sociali di estrema rilevanza, spesso con un ampio margine di anticipo rispetto ad altri media considerati, a torto, più “elevati”. Sfidando censura, bigottismo, perbenismo e varie convenzioni, gli autori Marvel e DC hanno saputo trasmettere al loro pubblico – inizialmente adolescente – non solo valori, ma anche segnali di allarme nei confronti di pericoli tangibili, ben più concreti dei raggi gamma o delle invasioni aliene. Così, è apparso il primo eroe di origine africana, si è assistito all’emancipazione della prima Supereroina, al primo coming out e al primo matrimonio non convenzionale (tra una strega e un androide); si è raccontata la morte di un eroe colpito dal cancro e si è dato spazio anche al trauma del crollo delle Torri Gemelle. I comics hanno cessato da tempo di svolgere una funzione di mero intrattenimento per elevarsi a indicatori sociali di grande efficacia.