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STORIES FROM NYC & Berlino / Mercer Labs & The Dark Rooms

La Fondazione M-Cube esplora costantemente le nuove forme d’arte in cui cultura e tecnologia convergono per creare o svelare nuovi significati.
Ad aprile 2025, visita il Mercer Labs ed il suo Museum of Art and Technology – M.O.A.T. a NYC e THE DARK ROOMS a Berlino.

Il M.O.A.T. propone quindici spazi espositivi con esperienze immersive realizzate dall’artista e co-creatore del Mercer Labs, Roy Nachum.
Artista sperimentale, noto per la sua tecnica artistica che spazia tra cui pittura, scultura, architettura, installazione e tecnologia, Roy immagina opere in cui la natura si mescola con le macchine, e l’umano prende forma di bambole. Il Braille ed un bambino con una corona d’oro che gli copre gli occhi sono elementi ricorrenti. L’artista propone il Braille – ha trascorso una settimana con gli occhi bendati per comprendere meglio le sfide affrontate dagli ipovedenti – quale modalità di comunicazione ed espressione della percezione e dell’inclusività, veicolo per il suo messaggio poetico – anche se questo resta non svelato.
Incorporando il Braille, Nachum invita gli spettatori a confrontarsi con la sua arte al di là dell’aspetto visivo, sottolineando l’importanza del tatto e delle esperienze di coloro che sono ipovedenti. E’ lo stesso spirito della Fondazione M-Cube che insieme a NEEEU a Berlino sta sviluppando il (video)gioco GLEAM, pensato per essere giocato dagli utenti non vedenti / ipovedenti insieme ai player normodotati.

Solo parzialmente interattive e per lo più contemplative, le stanze giocano con la magia che si crea quando tecnologico e fisico si mescolano, in un gioco di integrazioni, specchi ed illusioni che mirano a suscitare l’effetto wow nel visitatore, senza però approfondire i temi.

THE DARK ROOMS è un format ideato nel 2016 dal collettivo fondato da Clara Sauer, Sven Sauer (Oscar per il Matte Painting nel film Hugo di Martin Scorsese e tre EMMY Award per gli effetti visivi nella produzione HBO Game of Thrones) e Wir im Raum. In questi anni, più di 40 artisti sono stati ospitati in location storiche e abbandonate, destinate ad essere demolite per sempre, dopo la fine della mostra, in una sorta di urbex iper-contemporaneo. Sono posti che restano segreti fino al momento della messa in scena, comunicato a pochi, diretti visitatori. THE DARK ROOMS è pensato per consentire ai visitatori un nuovo incontro con l’arte e di mettere in discussione la forma di presentazione convenzionale del white cube.

THE DARK ROOMS Hotel è il più recente capitolo di questa esperienza artistica. 
Luogo abbandonato, un tempo era pieno di vita in cui le persone andavano e venivano, festeggiavano, amavano, discutevano e sognavano. Le stanze portano ancora dentro di sé queste storie invisibili. La mostra, organizzata su 9 livelli, rende accessibile il buio per scoprire le installazioni luminose, sonore e/o interattive di 15 artisti internazionali e con questi, storie che altrimenti sarebbero rimaste nascoste, temi al centro dei desideri umani, ma che la società sembra trascurare.

L’hotel diventa una capsula del tempo. I corridoi silenziosi, con i loro tappeti spessi e logori, attutiscono i passi, permettendo ai visitatori di scivolare quasi senza rumore attraverso i corridoi abbandonati. Anche in questo caso, l’oscurità accresce i sensi e consente agli artisti di portarci in un’altra dimensione fisica e di pensiero, per interrogarci su questioni importanti come i conflitti in corso, il consumo energetico, la veloce crescita dell’AI, il rapporto uomo-macchina, il cambiamento climatico, il tono e i contenuti del dibattito politico, fino a tornare ad una proposta tutta analogica – una cesta con piccoli fagioli – che mossa meccanicamente simula lo sciacquio delle onde, inducendo uno stato meditativo nel visitatore.

Vetri provenienti dalle esplosioni di bombe in vari paesi diventano paesaggio sonoro e di colori al passeggio di un trenino che proietta fasci di luce.

La riflessione si apre sugli account dei social network. Nel 2023, il numero dei bot attivi in rete ha eguagliato il numero di umani attivi nel possibile spazio di comunicazione. What now?