05.2025

FMC // giugno-luglio 2025 I nostri prossimi eventi
07.06 / Dua Lipa agli I-Days, Milano
All’Ippodromo SNAI La Maura per il concerto della diva Pop, amata dai più grandi designer di moda e protagonista indiscussa della scena musicale post-pandemic.
11-14.06 / NOVA ROCK (Pannonia Fields, Nickelsdorf – AT)
Quattro giorni a contatto con i miti del mondo della musica – Slipknot, Korn, Linkin Park ed Electric Callboy – in uno dei più grandi eventi rock d’Europa, FMC insieme alle communities.
16.06 / FASHION HERITAGE ACADEMY * Open Day * (Torino)
Dalle 17.30 presso il Centro Piero della Francesca, insieme ai coordinatori e ai docenti della nuova Accademia, la FMC ti aspetta per farti scoprire le professioni del presente e del futuro Registrati per partecipare qui
17.06 / GLEAM – workshop #2 al Museo Nazionale del Cinema (Torino)
Una giornata di co-design e testing insieme ad un gruppo di utenti non vedenti ipovedenti, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, Tactile Vision, UIC, tra cinema da esplorare attraverso il suono e (video)games.
30.06 / 15 CORTI con i ragazzi della Scuola Internazionale di Comics a Torino
Si completa il percorso con le due classi di animazione attive sui temi della Mitologia Moderna, in collaborazione con la Fondazione M-Cube. I ragazzi presenteranno 15 corti in cui il passato e presente si incontrano, esplorando miti antichi e moderni, collegando le divinità greche e i jeans, oggetti magici e social network in una sequenza di rituali che valevano tanto nell’antico Egitto quanto nelle nostre case oggi.
01-03.07 / Fashion Heritage Academy @ B2B Torino Fashion Match
Con il talk “The Heritage of tailoring: How to preserve an Art”, in occasione della Fashion Week torinese Fabrizio Modina, Presidente della Fondazione M-Cube, porterà l’attenzione sull’urgente priorità di salvaguardia del patrimonio umano e culturale della sartoria italiana.
In collaborazione con Unioncamere Piemonte.
10.07 / Kylie Minogue – The Tension Tour
Live da Lyon in Francia, saremo presenti al concerto della Principessa del Pop, una delle figure più influenti della scena musicale a partire dagli anni Ottanta. La star australiana è una delle muse indiscusse di designer della moda quali Jean Paul Gaultier e Dolce & Gabbana ed i suoi spettacoli sono un mix di tecnologia e teatralità.
FASHION, questione di corpi… e di relazioni
A maggio, le nostre chiacchierate sulla moda spesso sono atterrate sul MET Gala di New York e su Anna Wintour e Vogue, abbiamo parlato di Sabrina Carpenter con il suo look by Louis Vuitton e di Rihanna, con la sua gravidanza annunciata sul carpet con un abito Marc Jacobs, sognato di Bella Hadid, Kaia Gerber, Lucky Blue Smith o Alton Mason, condiviso sui nostri social passerelle, copertine e… ancora e ancora… il desiderio di moltə di noi di una taglia 38-40 e di un corpo scultoreo.

Altre conversazioni sono state sulle esperienze vissute al MART di Rovereto con Oriente Occidente e a Sight City a Francoforte, insieme alla communities di non vedenti e ipovedenti: abbiamo parlato di Ray Charles e di Stevie Wonder, di Al Pacino in Scent of a Woman (1992) e di Björk in Dancer in the Dark (2000), ma anche di Lucy Edwards, modella e attivista britannica cieca, prima a sfilare alla Copenhagen Fashion Week. Abbiamo chiesto a chi non vede: come acquisti i tuoi abiti? come li scegli quando devi vestirti?
Quando parliamo di moda, il nostro sguardo è spesso unidirezionale nel senso dello spazio e del tempo, ma il mondo in cui viviamo, non lo è.
La nostra epoca è fatta di tanti corpi, tutti alla ricerca della bellezza, o meglio, della capacità di attrarre relazioni, di qualsiasi tipo, con gli altri esseri viventi.
Lo stesso MET Gala apre questa finestra spazio-temporale, con il tema “Superfine: Tailoring Black Style” – ispirato al concetto di Black dandyism –, ed esplorando come lo stile e l’abbigliamento abbiano contribuito alla formazione dell’identità nera attraverso la diaspora atlantica, dal XVIII secolo fino ai giorni nostri.
I corpi nelle diverse etnie sono estremamente diversi tra loro, così come lo è il concetto di bellezza: forme morbide e abbondanti, fisici asciutti e slanciati verso altezze importanti, corpi minuti e delicati come bambole di porcellana, muscolature naturali o costruite in evidenza, colli lunghi e mani affusolate, fianchi e fondoschiena che sembrano nati per ballare, pelli che coprono tutto lo spettro dell’arcobaleno, con gradienti dal bianco latteo al nero che si confonde con la notte.
Sebbene modellə come Adut Akech (Sud Sudan/Australia), Halima Aden (Somalia/USA), Paloma Elsesser (USA) stiano portando più diversità sulle passerelle, alcune campagne pubblicitarie includano persone di tutte le età, forme e provenienze etniche (e.g., Fenty Beauty di Rihanna), e sempre più brand stiano ampliando le taglie, includendo soluzioni plus size, petite, tall, resta una sfida aperta immaginare le tante forme possibili e la complessità di confezionare abiti che possano dare valore alle nostre diverse identità.
Rientrano in una partita simile anche quei corpi che esulano dalle taglie standard per altri motivi: questioni di dieta, malattia, ritmo della vita, paure, condizionano il nostro corpo ed il nostro aspetto. Ad una società globale che oscilla tra tassi importanti di corpi anoressici e obesi, tra fisici che hanno subito interventi e cambiamenti, resta da capire come la moda possa aiutare a creare un’offerta e un messaggio positivo, capace di avere un ruolo di game changer.



E al di là delle taglie, nelle nostre giornate incontriamo cicatrici, tatuaggi, vitiligine, corpi che hanno incredibili storie da raccontare. Matt Lodder, in Corpi dipinti, ci presenta un’umanità in 21 tatuaggi. “Osservando le tracce che gli esseri umani hanno impresso sulla loro pelle, – ci spiega – possiamo comprendere persone, luoghi e momenti storici. Il corpo è una tela bianca che abbiamo imparato a dipingere, incidere, colorare, fare portatrice di messaggi e testimone della nostra esistenza terrena. L’urgenza di comunicare attraverso dei segni è una caratteristica fondamentale dell’uomo, e poche forme d’arte hanno l’immediatezza e l’intimità di un tatuaggio”. Scolli, finestrelle, trasparenze: é con i corpi di Damiano David, Blanco, Mahmood, Lil Nas X, Harry Styles, ma anche di tutti noi che portiamo segni indelebili tracciati per amore, lealtà, ribellione o semplice divertimento, che si confronta chi deve creare un abito oggi.
La sfida aumenta ancora di più quando il corpo si presenta come non ce lo aspettiamo. I corpi con disabilità hanno suscitato orrore e paura nel tempo, alimentato fobie e pregiudizi e ancora oggi muovono in noi sentimenti contrastanti, finendo a volte per renderci impacciati nel relazionarci e nel confrontarci in modo diretto con le persone percepite come “diverse da uno standard” o “mancanti di qualcosa”.
Nel 2019, in occasione del 60° anniversario di Barbie, Mattel dedica una bambola (versione sportiva, elegante e casual) a Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, nell’ambito del progetto “Shero”, in una logica di superamento delle barriere e degli stereotipi, di ispirazione per le nuove generazioni. Lungi dal nascondere le proprie protesi, Bebe appare sulla copertina di Vanity Fair insieme a Federica Pellegrini, in uno scatto visionario firmato dall’artista Maurizio Cattelan, sfila alla Milano Fashion Week indossando stivali rosa al ginocchio decorati con il volto di Jigglypuff, personaggio dei Pokémon e al Festival di Cannes sul red carpet sfoggiando abiti che Dior ha pensato per mettere in risalto le sue protesi, e celebrare la bellezza autentica e l’inclusività.
I ragazzi non vedenti che incontriamo al MART di Rovereto e a Sight City a Francoforte, nell’ambito dei workshop pensati dalla Fondazione M-Cube per sviluppare prodotti e servizi inclusivi, sono invitati a sperimentare una gamma di tessuti con il tatto e l’olfatto, ad ascoltarne le storie collegate come quella dei Jeans, ma anche a disegnare abiti e a progettarne dettagli e caratteristiche, elementi che permetteranno a loro di riconoscere i propri abiti nel guardaroba e di amarli, nonostante non li possano vedere.
Nel frattempo, ci confrontiamo a Berlino con una delle più grandi ed interessanti comunità Queer, e questo apre per noi un’ulteriore questione. Partecipiamo ad eventi in cui i movimenti body positive e body neutrality internazionali promuovono l’accettazione di ogni tipo di corpo senza standard estetici rigidi. La loro idea di “corpo come casa” ci aiuta a capire meglio come il corpo non sia solo un contenitore fisico, ma la sede primaria di esperienze, identità e relazioni con il mondo. I loro sono corpi trasformati, in cambiamento, a volte solo vestiti e raccontati in modo diverso. I nuovi coutier sono chiamati a confrontarsi con costruzioni sociali e culturali piuttosto che con realtà biologiche immutabili, con un rito che richiede tempo e attenzione e non solo con una routine. E il modo in cui una persona queer si veste, si trucca o si pettina non segue regole fisse: è un’espressione personale, politica, artistica attraverso una moltitudine di pratiche.
Da qui sono nate logiche e tendenze della drag culture – come parodia, celebrazione, esasperazione del genere – ma anche il genderless / agender fashion, il camp e la teatralità alla Susan Sontag, gli stili punk, rave, club kid, gotico, anni ‘90, o Y2K.
E infine planiamo nei Metaversi e nei videogame, perché la Fondazione M-Cube, in questi mesi, ne sta sviluppando tre. Qui la moda veste corpi immateriali, multiforma, in continua evoluzione e metamorfosi. Bradley Quinn, nel suo “Fashion in the Metaverse” ci accompagna a capire meglio il momento presente – tra realtà aumentata, realtà virtuale e mista, AI e blockchain -, in cui le innovazioni tecnologiche stanno ispirando designer, marchi e consumatori a pensare al di là dell’abbigliamento convenzionale nel mondo fisico e a creare nuove relazioni con gli indumenti digitali all’interno di spazi virtuali 3D. In questa dimensione, in cui stanno prendendo forma nuove professioni, il fashion artist ha un posto assicurato.
Abbiamo molto da imparare e il panorama di fronte a noi é sicuramente sfidante, ma sono tutte queste le mode che, con la Fondazione M-Cube, vogliamo raccontare e realizzare alla Fashion Heritage Academy.
La Fashion Heritage Academy, le nuove professioni
La Fondazione M-Cube lancia la Fashion Heritage Academy con tre corsi biennali professionalizzanti di 2600 ore ciascuno. Gli studenti potranno diventare professionisti in Haute Couture, costumisti per il teatro, il cinema e l’incredibile e sempre più ampio mercato dei cosplay, fashion artist per le creazioni richieste dai Metaversi e nei videogame.



La Fashion Heritage Academy opera attraverso network importanti a livello nazionale ed internazionale. Ti consentirà di sperimentare nei lavoratori di innovazione ed effettuare tirocini professionali, grazie alle partnership siglate con aziende che stanno cercando nuovi profili professionali, proprio come quelli che formeremo alla FHA.
Potrai far pratica con la lingua inglese nel settore moda, capire meglio cosa significa modellare per “i corpi” e avrai la possibilità di aprire nuovi ponti e sguardi professionali, attraversare le culture (Oriente e Occidente), le età, le estetiche o quello che è percepito come disabilità.
SAVE THE DATE
Il prossimo 16 giugno alle ore 17.30, vieni a scoprire il nostro mondo in Corso Svizzera 185bis a Torino.
Ti aspettiamo, iscriviti all’Open Day della Fashion Heritage Academy!
Sarà un’occasione per entrare nel cuore dell’alta sartoria, l’arte dei cosplay e la frontiera ultra-contemporanea della digital fashion, conoscere i nostri docenti e i corsi offerti dalla nostra accademia.
La moda attraverso il grande schermo: Queer – di Elena Maria Casella
Continua il nostro viaggio attraverso gli schermi! In questo secondo appuntamento puntiamo i riflettori su una delle uscite più discusse del momento, un film che ha raccolto numerosi consensi confermando uno dei registi più interessanti della nostra contemporaneità. Stiamo parlando di Queer (2025) di Luca Guadagnino, uscito nelle sale italiane il 17 aprile e tratto dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs. Con il suo ultimo capolavoro, Guadagnino riafferma il potere sovversivo del suo cinema, in grado di sfidare le convenzioni e di scardinare le narrazioni dominanti utilizzando la bellezza come terreno di lotta tra repressione e liberazione.
Apparentemente una storia d’amore non corrisposto tra due anime sole, in realtà Queer è molto di più. Come afferma Guadagnino stesso ”è la storia di un’impossibilità nella possibilità”, di un profondo desiderio di connessione e tenerezza e della repressione di questo stesso desiderio per la paura di riconoscersi in qualcosa di ignoto e, pertanto, spaventoso. Con Queer ci catapultiamo in una Città del Messico trasandata, un territorio torbido dove l’abito diventa il campo di battaglia di identità instabili e desideri inconfessabili. Queer ci porta a riflettere su come, ancora una volta, il cinema utilizzi la moda non solo come ornamento per restituire un immaginario ma come vero e proprio linguaggio per raccontare il disfacimento interiore, l’ambiguità, il non detto.
In quest’occasione Luca Guadagnino crea un’opera che seduce e destabilizza, e non solo per la potenza del racconto. Il film intreccia l’estetica d’epoca con un tocco di surrealismo, dando forma ad una visione a metà tra sogno e realtà, tradizione e modernità. Ambientato negli anni Cinquanta, siamo nel pieno del boom americano che detta la nascita di un guardaroba maschile moderno e di massa che prende le mosse dalla tradizione sartoriale europea. A trasferire questa visione sui costumi è Jonathan Anderson (stilista britannico fondatore del marchio ‘’JW Anderson’’, ex direttore creativo di Loewe e attuale direttore creativo di Dior Homme) che aveva già precedentemente collaborato con il regista per la realizzazione di Challengers (2024).
Se in Challengers lo stilista puntava a ricostruire l’immaginario del tennis in cui l’esibizione del marchio è fondamentale, con Queer Anderson coglie la sfida di ricostruire un guardaroba autentico di quegli anni in cui ogni piega, tessuto e colore diventa parte di un racconto più grande, dove la superficie riflette il tumulto nascosto.



Simbolico è infatti l’abito di lino color crema di Lee (interpretato da Daniel Craig) che via via si sgualcisce e si macchia raccontando visivamente la discesa del personaggio nell’abisso della tossicodipendenza, o ancora la camicia di un bianco puro come la cocaina che nel corso del film si sporca e si fa più scura man mano che il protagonista precipita nell’eroina. Al contempo, l’amato e sfuggente Eugene (interpretato da Drew Starkey) fluttua leggero tra camicie vaporose, maglieria sottile e pantaloni ampi che lo mantengono sempre a un passo oltre la presa, simbolo del desiderio irraggiungibile.
“I wanna talk to you without speaking” dice Lee. Non sappiamo se lui ci riesca o meno, ma sicuramente in Queer è l’immagine a parlare più forte di tutto, e questo grazie anche alla mano del direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom.
Già noto per aver curato la fotografia di gran parte della filmografia di Guadagnino, Mukdeeprom è un artista capace di trasformare ogni inquadratura in un quadro che respira da solo. Ogni scena diventa un frammento pittorico sospeso tra il reale e l’onirico: il sudore sulla pelle, i tessuti sgualciti, le ombre che divorano i volti. Tutto parla, tutto costruisce un immaginario sensoriale che ci trascina nell’abisso insieme ai protagonisti.
Il film ci ricorda che il vero scandalo non è il corpo nudo, ma l’anima che si lascia intravedere. È lì, in quella vulnerabilità esposta, che Queer trova la sua forza dirompente. E lo fa con un’estetica che seduce e destabilizza allo stesso tempo, capace di attrarre lo sguardo solo per poi strapparlo via, lasciandoci disorientati e, forse, un po’ cambiati. Alla fine della visione, resta la sensazione di aver attraversato un sogno febbrile in cui niente è come sembra e tutto racconta una verità più profonda.
FMC // Maggio 2025. Risultati e progetti in corso
SUPERHEROES – FROM ANTIQUITY TO CONTEMPORARY
Inaugurata il 29 maggio al Vapriikki Museokeskus di Tampere, in Finlandia, la nuova mostra a cura di Fabrizio Modina per Fondazione M-Cube, Federica Montani ed Eugenio Martera per Contemporanea Progetti. Un viaggio iperdinamico e super-pop attraverso la storia degli eroi del passato e del presente. La mostra esplora quali tipi di modelli di supereroi si possono trovare nei miti e nelle leggende antiche. I visitatori possono seguire l’evoluzione dei supereroi sia in ordine cronologico che tematico.



GLEAM, i workshop in blind-mode tra Rovereto e Francoforte
Prosegue lo sviluppo del progetto GLEAM – Game to Learn and Enable Accessibility through Modern Mythology (piattaforma XR4ED), attraverso i workshop di co-design e testing con le scuole e un gruppo target di utenti non vedenti e ipovedenti. L’attività a Rovereto, il 6 maggio, ha coinvolto più di 30 persone, in un’esperienza in cui anche i vedenti si sono messi nei panni di chi non può utilizzare la vista per accedere alla visita tattile di una selezione di opere proposta dal MART, e ai tessuti e alla app in sviluppo presentate dalla Fondazione M-Cube e NEEEU GmbH. La partecipazione alla più grande fiera al mondo per non vedenti, Sight City, a Francoforte ha inoltre permesso di verificare le meccaniche di gioco con nuovi gruppi test e di confrontarsi con sviluppatori e innovatori in materia di contenuti, strumenti e strategie per l’inclusione… anche in materia di gaming, fisico o virtuale.

Il progetto GLEAM ha ricevuto un finanziamento indiretto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione, tramite la Open Call XR4ED, emessa e gestita nell’ambito del progetto XR4ED (Grant Agreement n. 101093159).

SEE THE INVISIBLE, i primi risultati e i prossimi step
In conclusione la prima fase del progetto See the Invisible realizzato da Chiara Masiero Sgrinzatto con la Fondazione M-Cube e in collaborazione con la New York Institute of Technology. Nel nostro mondo e nella storia, alcune città hanno acquisito un potente fascino mitologico che le ha trasformate in “città eterne”, icone del passato, orgoglio del presente e simulacro di se stesse nel futuro. Le città “del mito” – ed il loro vantaggio competitivo – possono essere comprese meglio indossando un paio di occhiali nuovi, capaci di rivelare “la magia” delle cose, degli accadimenti e delle storie legate a quei luoghi, elementi intangibili, capaci di superare i limiti del tempo. Tra Novembre 2024 e maggio 2025, New York è stata la prima città target, base per lo sviluppo del format di indagine scientifico-artistica e del modello di AI. All’interno della Grande Mela – assurta essa stessa a icona – Il progetto ha permesso di rappresentare 12 location e 4 elementi simbolici, considerati iconici ed insieme a questi circa 30 elementi dalla Mitologia Moderna (cinema, comics, videogame, fashion, sport) che hanno reso quei luoghi straordinariamente potenti e attrattivi, di implementare e testare un modello phygital da applicare nei prossimi step alle altre “città mito”.
RICERCA
La ricerca della Fondazione M-Cube prosegue su più fronti. Approvati due contributi scientifici legati al progetto See the Invisible, che verranno presentati tra novembre e dicembre a SiGraDi 2025, la conferenza su “Meta-Responsive Approaches in Architecture, Art, Design, and Sciences”, a Cordoba (Argentina) e all’evento GDI 2025 Green + Digital + Intelligent Built Environments a Auckland (New Zealand). Candidato un nuovo short paper e il prototipo di mostra “Cities as Emotional-Cognitive Constructs. Panoramic view to access Myth, Memory, and Meaning“ per la partecipazione alla XXII. Conference Culture and Computer Science – Remixing analog and digital, a settembre, a Berlino.