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FMC #09

01.2026

FMC // Febbraio 2026. I nostri prossimi eventi

03.02 / la FASHION HERITAGE ACADEMY incontra gli studenti
Tra febbraio e marzo la Fondazione M-Cube incontra gli studenti nelle scuole del Piemonte per raccontare la nuovissima FASHION HERITAGE ACADEMY e le professioni del futuro nel mondo della moda, tra alta sartoria, cinema e cosplaying. Cominciamo con i licei artistici Pinot Gallizio di Alba, Amleto Bertoni di Saluzzo, Norberto Rosa di Bussoleno, Felice Faccio di Castellamonte, ma presto saremo anche a Torino e a Cuneo.

Meno Manager, più Designer

di Fabrizio Modina

In una recente ed inquietante dichiarazione del nuovo CEO del gruppo Kering, Luca de Meo, il businessman strappato al settore automobilistico per far quadrare i conti in rosso di Gucci, ha detto: – “Bisogna rimettere il cliente al centro, in modo da non dipendere più esclusivamente dalla visione del direttore artistico”.

Ricapitolando: un manager che fino a pochi mesi fa si occupava di paraurti e tergicristalli, dopo essere stato assunto con un bonus di ingresso da 20 milioni di euro e uno stipendio annuale di circa 5 milioni, ci dice che il designer non conta più nulla, che la genialità è un rischio e che la direzione da prendere per il futuro porta a collezioni generate dall’elaborazione dei dati sulle vendite. La “strategia” imporrà un tempo di sviluppo delle linee ridotto a sei mesi, un’idea folle che, ovviamente, andrà a discapito della qualità, sia di concept che di esecuzione, sparando un altro colpo mortale al già esanime Made in Italy. A poco a poco, la differenza tra Gucci e Zara sarà soltanto nel prezzo di vendita. 

Dunque, ha vinto l’IA? D’ora in poi ci penserà lei a vestirci, così si ridurranno anche i costi dell’Ufficio Stile e i manager potranno moltiplicare i propri compensi?

De Meo attribuisce alla visione dei designer soltanto il 20% dell’essenzialità sul marchio.
Forse è un bene che Armani e Versace non ci siano più, a differenza di noi, si sono evitati questo strazio.

La grande crisi che la moda sta vivendo è forse un effetto Karma dell’avidità bulimica dei grandi brand che, negli ultimi quindici anni, hanno gonfiato sempre più i prezzi – imposti dai colletti bianchi dei piani alti – senza curarsi di coltivare le competenze di una nuova generazione di stilisti, che sono ormai tecnicamente impreparati e incapaci non solo di proporre, ma anche di imporre, nuova linfa al settore agonizzante, dando così un minimo di ragione al CEO sopraccitato.

Nel momento in cui la stessa Commissione Europea deve intervenire per multare Gucci, Chloé e Loewe (rispettivamente di proprietà dei gruppi Kering, Richemont e LVMH) per violazione delle norme UE sulla concorrenza, accertate le imposizioni sui prezzi che i brand avevano imposto ai loro rivenditori, diventa evidente che qualcosa non sta più funzionando a livello di fondamenta. 

Non ha peli sulla lingua Yohji Yamamoto, uno che la moda l’ha inventata davvero, quando, al termine dell’ultima fashion week di Parigi ha dichiarato: – “La moda è diventata uno scherzo. Riguarda solo il denaro. Le principali compagnie del settore sono come bambini che giocano a calcio, correndo dietro una palla. Non pensano ai loro clienti. Io penso solo che abbiano troppo denaro, così non hanno necessità di lavorare duramente. Galleggiano sempre sui soldi”. 

Yamamoto è uno di quegli ex-giovani che all’inizio degli anni Ottanta hanno rivoluzionato la moda, prendendosi tutti i rischi. Donne e uomini indipendenti che hanno sperimentato, fallito, vinto, costruito aziende che sono diventate grandi, senza implodere nel desiderio di conquistare economicamente il mondo. Quel sistema indipendente è stato completamente divorato: oggi i negozi di alta gamma situati nelle location top attorno al globo appartengono tutti a 4 holding che non permettono alcuna “infiltrazione” e, come se non bastasse, controllano il 90% dei media. In questo quadro apocalittico, nessun giovane, per quanto talentuoso, può sperare di emergere.

Con un po’ di ottimismo (e anche di ipocrisia, visto il suo balzare da un marchio all’altro), Raf Simons ha detto: – “Cosa sconvolgerebbe davvero la moda, non in termini di un individuo che disegna collezioni? Se ogni direttore creativo nel mondo abbandonasse la propria posizione e dicesse di non volere più fare nulla per questi brand. Dovremmo renderci tutti indipendenti, tutti allo stesso momento. Questo è il mio pensiero felice e romantico”.

Alessandro Sartori, direttore artistico di Zegna, scoperchia il vaso di Pandora: – “Questo per i designer è un momento molto interessante. Ma pongo una domanda: quel designer si sente giusto per quel brand, o porta se stesso indipendentemente da dove si trova?” Ovvero: se si desse a Raf Simons, Alessandro Michele, Nicolas Ghesquière, Riccardo Tisci e molti altri, la possibilità di disegnare collezioni con il proprio nome e non con quello di persone morte da cento anni, la moda non riacquisirebbe identità e freschezza?

Coglie il segno, con una nota malinconica, Stefano Gabbana, che scrive su Instagram: – “Una volta eravamo liberi di esprimerci con volumi, proporzioni e idee. Non sapevamo nemmeno bene che cosa stessimo facendo, ma quella libertà ci permetteva di sperimentare senza limiti”.

In un testo che raccoglie citazioni di personaggi ben più blasonati di me, non posso omettere, in chiusura, una dichiarazione di Alessandro Calascibetta, Direttore Responsabile di Style Magazine, il quale, come una voce fuori dal coro –la stampa di moda è ormai totalmente asservita alle holding – scrive coraggiosamente: – “I designer ci stanno davvero provando; il futuro della moda dovrebbe essere nelle loro mani invece che in quelle dei CEO, che a lungo andare hanno perso di vista il significato della moda”. Amen.

La moda, professione in evoluzione

Scopri i video talk della Fondazione M-Cube, a partire dalla moda, per poi planare su tanto altro dai mondi della Mitologia Moderna!

Doppia Zip

a cura di Grita
riprese e montaggio di Simona Rapisarda

Fotografia, fashion e comunicazione

Valentina Rinaudo, fotografa e communication designer, ci racconta dell’evoluzione della comunicazione, del ruolo della fotografia e di come questo sia radicalmente cambiato negli ultimi decenni.

Scopri la FASHION HERITAGE ACADEMY
300 ore di specializzazione per i professionisti

Contatti & Info

educational@fondazionemcube.it
Segreteria +39 392.6328942 // da Lun a Ven – 14.00-16.00

La moda attraverso il grande schermo:Valentino, The last Emperor (2008)
a cura di Elena Maria Casella

Con Valentino: The Last Emperor (2008), il cinema entra pienamente nell’universo di Valentino Garavani nel momento più delicato e simbolico della sua carriera: l’addio.
Oggi, alla luce della sua scomparsa, quel gesto assume un peso ancora più definitivo.

Diretto dal giornalista Matt Tyrnauer, il documentario non è soltanto il ritratto di un couturier leggendario, ma la cronaca della fine dell’alta moda come pratica artigianale e autoriale, costruita sul savoir-faire e sulla centralità del creatore prima che il sistema venisse assorbito dalle logiche finanziarie globali.

Girato tra il 2005 e il 2007 e costruito a partire da oltre 250 ore di materiale filmato, The Last Emperor segue Valentino a stretto contatto accompagnandolo negli ultimi due anni alla guida della sua maison. La macchina da presa si muove tra atelier, prove, sfilate e momenti privati, offrendo uno sguardo privilegiato su un mondo tradizionalmente poco accessibile. Al centro di questo racconto emerge con forza soprattutto il rapporto con Giancarlo Giammetti, compagno di vita e collaboratore artistico di Valentino, parte fondamentale dell’architettura invisibile del suo impero.


Il film documenta l’ “ultimo atto” della carriera dello stilista tra le sfilate a Parigi e gli eventi esclusivi che diventano occasioni narrative per restituire non solo il lavoro creativo, ma anche le fragilità e le confessioni di un uomo che ha fatto della moda la sua missione esistenziale.
Valentino non appare mai come un’icona distante, ma come un artista profondamente legato al proprio gesto creativo, incapace di separare la vita dal lavoro.
Accanto a lui, il film costruisce un vero e proprio affresco corale del sistema moda e dello star system internazionale. Compaiono — intervistati o ripresi — figure come Tom Ford, Karl Lagerfeld, Giorgio Armani, Donatella Versace, Anna Wintour, Meryl Streep e molte altre che fungono da testimoni di un’epoca in cui Valentino rappresentava un punto di riferimento culturale oltre che stilistico.

Il cuore narrativo del documentario è la realizzazione della sfilata commemorativa insieme alla grande mostra-tributo allestita al Museo dell’Ara Pacis per i 45 anni di carriera. La sfilata non è solo un omaggio al passato, ma un testamento artistico e un atto di consapevolezza perché Valentino sa che sta chiudendo un capitolo irripetibile e lo fa in modo a dir poco sacrale. Dopo la sfilata arriva il passaggio più doloroso e inevitabile: la cessione della maison.

La carriera di Valentino racconta un’Italia capace di imporsi nel mondo attraverso eleganza, artigianalità e visione creativa unica. Rivedere oggi Valentino: The Last Emperor significa confrontarsi con l’addio non solo a uno stilista, ma all’idea stessa di moda come atto totale, personale, irripetibile. In un sistema che corre sempre più veloce, che frammenta le visioni e diluisce le responsabilità autoriali, Valentino resta un’anomalia luminosa: un uomo che ha costruito un impero senza mai rinunciare alla propria idea di bellezza. Come amava dire lui stesso: “I love beauty. It’s not my fault”.

MiniMyths in collaborazione con la Scuola Internazionale Comics (Torino)
Logo rassegna corti animati MiniMyths

Olympians

Lo sport, chiave per superare le nostre barriere…
prima di tutto mentali e culturali!
di Maddalena Scarcella

FMC // Gennaio 2026. Risultati e progetti in corso

PROGETTI IN CORSO
Siamo state in New Zealand!
Presso la Auckland University, con l’artista panoramista Chiara Masiero Sgrinzatto abbiamo allestito la mostra See the Invisible, condotto il nostro workshop Draw the Invisible e presentato il nostro lavoro di ricerca scientifica in occasione della conferenza GDI 2025. Prossimo passo… il Giappone!

NUOVI FORMAT PER VOI
A brevissimo a disposizione per voi…

  • L’irriverente magazine LETTERALMENTE (a cura di Grita).
  • …e per festeggiare insieme e scoprire qualcosa di più sul Giappone che tanto amiamo, anche il primo episodio di poddokyasuto – ポッドキャスト.
    Il podcast racconta come la società, la cultura, la politica e l’economia incidano e vengano influenzate dai grandi temi della nostra epoca. Qualsiasi sia questo tema, almeno un manga ne parla!

RICERCA & INNOVAZIONE
A inizio 2026stiamo lavorando con i nostri partner – PHASMATIC (Grecia) e Inventivio (Germania) – per i prossimi passi in materia di digitalizzazione 3D degli oggetti e creazione dello storytelling per musei e gaming, anche in collaborazione con le comunità di non vedenti e ipovedenti.
Con il musicista Federico Coderoni stiamo esplorando gli ambienti audio immersivi, per le prossime iniziative in 4D tra Berlino, Milano e Torino.
E nel frattempo… con la fotografa documentarista Laura Liverani stiamo aprendo un nuovo fronte asiatico. Tra tattoo e oggetti, cos’é la Mitologia Moderna per i discendenti delle minoranze AINU (Giappone) e Maōri (Nuova Zelanda)?

PROGETTI EU
Con dicembre 2025, abbiamo completato i progetti:

  • Invisible Cities (HORIZON / NGI Enriches)
  • GLEAM – Game to Learn and Enable Accessibility through Modern Mythology (HORIZON / XR4ED)

… e incrociato le dita per le nuove proposte presentate…

  • REBORN. Regenerative Ecologies for Building Organisms and Resilient Neighbourhoods
  • SEEDs & ROOTs
  • Art4Dvanced

Ad oggi, la Fondazione M-Cube sta collaborando nei suoi progetti con +100 partner in Europa, USA e Nuova Zelanda.